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Ci è recentemente capitato di leggere un termine per noi nuovo e, siccome indica una tendenza che pare si stia affermando socialmente, abbiamo deciso di approfondirne il significato: stiamo parlando del termine hobosessualità.
Il neologismo è la fusione di hobo, vagabondo, e sessuale e descrive una persona che intraprende una relazione sentimentale con l’obiettivo primario di ottenere un posto dove vivere. In queste relazioni, il “passo della convivenza” non è un traguardo emotivo quanto, piuttosto, una strategia di sopravvivenza.
A questo punto, la domanda da porsi è: come si distingue un partner che attraversa un momento difficile da qualcuno che sta usando i nostri sentimenti per assicurarsi un tetto sopra la testa?
Per capire la differenza, dobbiamo guardare alle fondamenta del rapporto. Una relazione sana si basa, infatti, sull’interdipendenza e due persone scelgono di stare insieme per affetto, valori condivisi e supporto reciproco, considerando la convivenza un passo ponderato, volto a costruire un futuro comune.
Ma gli hobosessuali sono contraddistinti da tratti ed aspetti che li orientano verso dinamiche relazionali fondate sulla convenienza piuttosto che sui valori e l’emotività. In particolare:
- spesso hanno un passato di lavori precari, sfratti o rotture rapide che li lasciano senza fissa dimora;
- alcuni sono manipolatori consapevoli e altri agiscono per puro istinto di sopravvivenza, confondendo la gratitudine con l’amore;
- per accelerare i tempi e farsi accogliere in casa il prima possibile, usano un’attenzione eccessiva e precoce.
Ora, va detto che l’hobosessuale da solo è solo un arrampicatore senza pareti da raschiare; per essere effettivamente un soggetto sfruttante/abusante deve matchare il proprio profilo socio-personologico con quello del così definibile partner-ospitante. Questi deve avere le seguenti due decisive caratteristiche:
- la sindrome della crocerossina (cosiddetta perché più frequentemente, sebben non esclusivamente, riscontrata nel genere femminile), connotata dal desiderio di “salvare” qualcuno in difficoltà;
- il bisogno di compagnia; detto diversamente, la fretta di colmare un vuoto affettivo. Ciò può limitare la capacità di prendere nella giusta considerazione i segnali d’allarme.
Da queste premesse, ci appaiono subito evidenti due cose:
- in una relazione sana, le responsabilità sono distribuite;
- in una dinamica hobosessuale i rischi sono polarizzati.
Quindi, quali sono i rischi insiti nelle relazioni di convenienza?
- Il partner ospitante finisce per farsi carico di affitto, bollette e spesa, mentre l’altro promette “contributi futuri” che non arrivano mai.
- Una volta ottenuto l’accesso alla casa, l’hobosessuale spesso smette di investire nella relazione e, scaltramente, l’affetto diventa una “moneta di scambio” per l’affitto.
- È molto più difficile lasciare qualcuno quando sai che farlo significa metterlo letteralmente in strada. Questo crea un forte senso di colpa che tiene legata la vittima, oltre ad essere il movente relazionale dell’hobosessuale che ad ogni costo difenderà la propria posizione nella relazione.
Il danno ulteriore è che, se non interrotta, una relazione di questo tipo può degenerare in forme di abuso più gravi come:
- il gaslighting – Quando chiediamo un contributo o solleviamo dubbi, l’hobosessuale potrebbe farci sentire “materialisti” o “insensibili”, manipolando la nostra percezione della realtà;
- il parassitismo sociale – La persona può iniziare a isolarci da amici e parenti che potrebbero farci notare l’anomalia della situazione;
- il rifiuto di andarsene – In alcuni casi, la situazione può sfociare in battaglie legali per lo sfratto, trasformando l’ex partner in un inquilino abusivo difficile da allontanare.
Dunque, facciamo attenzione perché la generosità è, certo, una virtù, ma in amore deve essere accompagnata dal discernimento e dalla inevitabile consapevolezza che una relazione sana è un incontro tra due persone che sanno stare in piedi da sole, ma scelgono di camminare fianco a fianco. Se sentiamo che la nostra casa è diventata un rifugio e il nostro cuore un ufficio di collocamento, potrebbe essere il momento di fermarci e valutare se ciò che stiamo costruendo è un futuro o semplicemente un contratto d’affitto non pagato.














