Questa che vi stiamo per raccontare è la storia della bambina con gli anatroccoli e della mamma vestita in giallo. Questa è la storia di una giovane donna venuta a mancare prima di poter sperimentare tutto della vita ed è anche la storia di una madre che le ha tentate tutte pur di salvarla quella vita.
Trentadue anni fa veniva alla luce il dono più prezioso per una donna, ciò che ne rende fulgido il cammino. Quel dono è stato chiamato Stella.
Stella è cresciuta tra le vie e i portoni sicuri di un piccolissimo paese sardo, in una casa dall’ampio giardino, tra gatti spensierati e simpatici occasionali altri animali. In paese era nota per essere la bambina con gli anatroccoli perché la si poteva vedere raggiungere la fontanella del centro abitato con al seguito un numeroso codazzo di piumosi piccoli d’anatra dall’inconfondibile colore giallo.
Il giallo è sempre stato il colore preferito della mamma, la nostra Luisa Cighetti. La Luisa del Diario della Resistenza contro la speculazione energetica; la Luisa delle filastrocche e delle favole. La mamma buona, dal passo energico, i mille impegni, il cuore grande e qualcosa di giallo indosso appunto.
Quando un paio d’anni fa circa, Stella si è ammalata, non si è capito subito che cosa avesse. Una madre, però, mal sopporta i tempi della Medicina; vuole vederci chiaro e vuole vederci chiaro subito. Cionondimeno, i singoli giorni non conoscono la premura, la loro sostanza è il tempo finito e la loro forma è la parcellizzazione esatta. Così il tempo passa e la diagnosi arriva: linfoma delle cellule T. Stella ha poco più di trent’anni. È giovane, è forte e, anche se provata da febbri giornaliere, ha ereditato dalla mamma uno spirito energico. Si sottopone, dunque, ad una chemioterapia seguita all’Oncologico di Cagliari. Dopo mesi di cure, il linfoma sembra sconfitto. Dopo altri pochi mesi la recidiva. Forse… Anche… Ma forse no… Insomma, non si riesce a far chiarezza del tutto. È il caso di sentire pareri diversi. Così Stella prende contatto con un medico fuori regione ma, ogni sacrosanta volta che si avvicina il momento di partire, un nuovo peggioramento la inchioda al letto dell’ospedale. Luisa freme; quella allettata è la figlia porco mondo! La sua bellissima figlia. La sua preziosa ed unica figlia. Non è naturale vederla così. Non è quello l’ordine delle cose. Allora, questa energica mamma in giallo comincia a fare ricerche e a contattare specialisti dovunque; se hanno da proporre una cura efficace per Stella che la prendano sotto la loro ala. Non hanno posti letto disponibili nei loro reparti? Fa niente, un’ambulanza ce la porterà tutti i giorni. È necessario un trasporto in elicottero? Va bene, anche a pagamento. Dovesse prosciugare ogni centesimo dei propri sacrifici, fanculo, quella è la figlia!
A questo punto, Luisa dedica ogni istante della propria vita a trovare soluzioni per salvare Stella. Consuete, inconsuete, innovative, alternative, fuori dagli schemi… Contatta persino Bob Kennedy junior, al di là dell’Atlantico. Tutto; tutto pur di strappare Stella alle metastasi. Ma niente, sembra tutto contro la buona volontà, tutto contro l’affetto profondo di una madre, tutto contro le aspettative più auspicabili. Il personale sanitario segue un protocollo, il protocollo. Ma Stella non sta bene, anzi “il protocollo” non pare proprio giovarle e, dopo l’ultima chemio, la situazione precipita. Nessun medico fuori dall’Oncologico sente di poter salvare quella figlia tanto amata che, comunque, è troppo debole per essere portata altrove. Il personale operante dentro l’Oncologico a Luisa non pare affatto dedicare le giuste e amorevoli attenzioni a Stella. Là, ogni paziente è uguale e si deve pure evitare di affezionarsi troppo, altrimenti il rischio è il burnout. Ma il cuore di una madre non può reggere tanto distacco; non può accettare tanta routine. Il cuore di una madre sa essere solo esclusivo. Eppure tanta esclusività non può nulla contro la sostanza del tempo. Stella compie i suoi 32 anni allettata, spegnendo una piccola candela su una Kinder Paradiso e seguendo una dieta stretta rigorosamente insapore che, piano piano, le leva l’appetito. Il fisico, già stanco, si strema e sopraggiungono nuove complicazioni. Stella, pochi giorni prima di dipartire, contrae matrimonio. Luisa lo vive con la sofferenza di una madre che non può accettare che il giorno più importante nella vita della propria figlia si svolga come una formalità fredda, senza una fetta di torta (ancora una volta), un ricevimento condito da sorrisi e felicità e numerosi invitati. Stella, per l’occasione, indossa un abito color acquamarina con delicati ricami e paillettes; lo stesso che indossa oggi mentre attende l’ultimo saluto nella camera ardente dell’ospedale.
Così termina una vita che ha consumato i giorni attesi troppo presto.
A Luisa, la madre combattente, non rimane che stampare baci infiniti ovunque sul corpo della figlia esanime vestita a festa, pronunciando a bassa voce: «Va, segui il tuo cammino in un’altra dimensione e stai tranquilla perché ci incontreremo nuovamente nella prossima vita. Siamo fatte per camminare assieme, come ci è già capitato in vite passate».
Sì, tu e Stella vi incontrerete nuovamente Lu.
Un abbraccio infinito Luisa
dalla Redazione di DSP Sardegna
che si stringe a te.













