Silvio

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’57” con la voce di Ingrid)

Silvio ha 80 anni, sente poco, deambula a fatica e ha una credenza piena zeppa di farmaci che deve assumere quotidianamente. Sta seduto in poltrona indossando delle cuffie per ascoltare i programmi della TV. Quando entri e lo saluti, si scusa di non potersi alzare. “E ci mancherebbe;” pensiamo, “siamo noi che dovremmo stare in piedi come si faceva rispettosamente quando l’insegnante entrava in aula.” E Silvio ha così tante cose da raccontare che, in fatto di vita, ha un bagaglio di conoscenze da insegnante.
Ha capelli folti e canuti, Silvio, e pure un sorriso accogliente. Quando parla dei suoi ricordi di bambino sono, però, gli occhi ad illuminarsi e a perdersi negli anni della fanciullezza. Con la sua voce ti trasporta in un mondo lontano fatto di fatica, ingegno, momenti di svago e biricchinate.
Silvio è nonno e gli piacerebbe che i suoi ricordi potessero essere uno stimolo per i giovani di oggi a non dimenticarsi mai che l’essere umano ha in sĂ© la scintilla della creativitĂ . CreativitĂ  e parole per comunicare hanno fatto e fanno il progresso e la storia dell’uomo.
Con le parole si possono raccontare le difficoltĂ  del periodo bellico, la povertĂ  che rendeva preziose anche due scarpe spaiate nel colore, il lavoro fuori casa fin dai 6 anni d’etĂ  e la capacitĂ  d’ingegnarsi per godere al meglio di quanto il quotidiano offriva.
E, allora, tra i tanti racconti di Silvio, quello che certamente suscita un senso di orgoglio e tenerezza assieme è quello che lo vede fanciullo, tra coetanei, pescare nello stagno di Cabras per poi ricavare una graticola improvvisata con pezzi di fil di ferro abbandonati nell’interno, accendere un fuoco, con incoscienza di bambini ma abilitĂ  da adulti, e cuocervi sopra il pescato.
Silvio lo racconta appassionato, divertito, soddisfatto, come se se la vedesse lĂ  davanti quella graticola dal design spartano ma efficace. E gli occhi brillano. Ah, quanto brillano gli occhi di Silvio!
Ecco, a ‘sto punto, una domanda: quanti tra i fanciulli di oggi saprebbero procurarsi il cibo, recuperare tutto l’occorrente per cucinarlo e cuocerlo al punto da poterlo consumare?… Sappiamo tutti la risposta.
Il mondo di Silvio è, dunque, un mondo perduto ma il privilegio di condividerlo con noi, dopo averlo fatto riaffiorare da decadi di esperienze di vita, ha un valore immenso perchĂ© ci insegna che, una volta, il tempo del sacrificio e il tempo della soddisfazione avevano un legame inscindibile che aiutava a crescere e stimolava ad escogitare soluzioni estemporanee per soddisfare esigenze quotidiane. Grazie a Silvio e ad altri nonni come lui questi vissuti oggi si possono ancora lasciare come ereditĂ  agli adulti di domani. Ma cosa lasceranno in ereditĂ  i fanciulli di oggi ormai divenuti adulti ai fanciulli che verranno?

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