Home / Relax / Sport / Se la Nazionale facesse politica

Se la Nazionale facesse politica

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 5’28” con la voce di Emma)

Perché la protesta dell’Irlanda in Italia è un miraggio

Il campo neutro di Debrecen ha restituito al calcio una dimensione che la politica sportiva internazionale cerca da tempo di anestetizzare: quella della presa di posizione. Durante l’esecuzione dell’inno israeliano nel match di UEFA Nations League, i calciatori della Nazionale irlandese hanno chinato il capo, indossato la fascia nera al braccio per le vittime di Gaza e saltato il consueto cerimoniale del terzo tempo con stretta di mano e scambio dei gagliardetti. Un gesto collettivo e silenzioso che ha mostrato come un gruppo di atleti possa imporre una propria linea etica di fronte all’inerzia delle istituzioni sportive.

Se un episodio del genere suscita clamore in tutta Europa, in Italia invita a un’ulteriore riflessione: sarebbe mai possibile assistere a un’iniziativa simile da parte della Nazionale azzurra?

La risposta breve è no. E le ragioni non risiedono soltanto nel carattere individuale dei calciatori, ma in una complessa rete strutturale, culturale e politica che governa il calcio italiano.

1. La cultura istituzionale della FIGC e il mito della neutralitĂ 

In Italia, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) ha storicamente adottato una postura di stretta aderenza alle direttive di UEFA e FIFA. La narrazione dominante del sistema sportivo italiano si basa sul concetto di “neutralitĂ  dello sport”, intesa come distinzione netta tra competizione agonistica e dinamiche geopolitiche.

In questo contesto, la maglia azzurra viene vissuta e gestita come un simbolo istituzionale che appartiene all’intero Paese e che non può esprimere posizioni di parte, nemmeno quando si tratta di cause umanitarie condivise. Mentre in Irlanda il supporto alla causa palestinese affonda le radici in una profonda identificazione storica e sociale con i movimenti di autodeterminazione, in Italia il tema è altamente divisivo. Una decisione della squadra senza il placet della Federazione porterebbe a uno scontro istituzionale immediato tra atleti e dirigenti.

2. Il peso dei regolamenti e il Codice Etico

Il sistema sportivo italiano si fonda su un rigoroso apparato sanzionatorio per le manifestazioni non autorizzate. Il Codice di Giustizia Sportiva della FIGC e i regolamenti applicati dalla Federazione vietano in modo stringente l’esibizione di messaggi politici, religiosi o personali sul terreno di gioco.

Un gesto come l’assenza al cerimoniale delle strette di mano o la decisione autonoma di indossare accessori non ufficiali (come la fascia nera di lutto non concordata preventivamente con UEFA e FIGC) verrebbe perseguito con:

  • Sanzioni disciplinari e pecuniarie a carico sia dei singoli calciatori sia della Federazione.

  • Rischi di squalifica, poichĂ© il mancato rispetto del protocollo pre-gara costituisce una violazione delle direttive di gara.

Se in altri contesti le sanzioni vengono messe in conto dai tesserati come prezzo da pagare per un gesto dimostrativo, nel sistema calcio italiano la tendenza prevalente è la minimizzazione del rischio normativo.

3. L’assenza di tradizione di attivismo tra i calciatori italiani

A differenza di quanto avviene nel mondo anglosassone o nordico — dove gli atleti spesso utilizzano la propria visibilità per esporsi su temi di giustizia sociale, diritti civili o geopolitica —, la classe dei calciatori italiani ha una tradizione di scarso attivismo politico.

Le ragioni di questa reticenza risiedono in diversi fattori:

  • Pressioni dei club e degli sponsor: I calciatori sono al centro di complesse architetture commerciali. L’esposizione su temi di politica estera rischia di intaccare l’immagine commerciale del tesserato e dei brand che gestiscono i suoi diritti d’immagine.

  • Gestione della comunicazione: Gli atleti di alto livello in Italia sono fortemente mediati da uffici stampa, agenti e strutture di club che scoraggiano prese di posizione nette per evitare contestazioni polarizzanti da parte della tifoseria o dei media.

4. La polarizzazione del dibattito pubblico e mediale

Il panorama mediatico italiano e la politica nazionale affrontano le questioni internazionali con un elevato grado di scontro ideologico. Qualsiasi gesto di protesta condotto sul campo della Nazionale azzurra verrebbe immediatamente strumentalizzato e catapultato nel dibattito politico di parte.

Invece di concentrarsi sul messaggio etico o sulle motivazioni della protesta, l’opinione pubblica si dividerebbe istantaneamente in una contrapposizione tra fazioni, trasformando i calciatori in bersagli di polemiche quotidiane e pressione mediatica. Questa consapevolezza agisce come un forte deterrente preventivo per qualsiasi atleta.

Conclusioni

Il gesto della Nazionale irlandese ha dimostrato che la routine del cerimoniale sportivo può trasformarsi in uno spazio di dissenso etico. Tuttavia, trasferire quella stessa dinamica nel contesto italiano significa fare i conti con un modello sportivo che privilegia il rispetto dei protocolli, la tutela dei contratti e la neutralità formale rispetto alla presa di posizione individuale.

Finché la cultura sportiva e istituzionale del Paese considererà la politica come un corpo estraneo allo stadio, la Nazionale azzurra resterà uno spettatore dei gesti altrui, impossibilitata a replicarli.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *