🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’25” con la voce di Emma)
La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel suo discorso del 9 marzo 2026 alla Conferenza degli Ambasciatori dell’UE ha delineato quella che alcuni commentatori hanno definito una visione pragmatica e, per certi versi, “muscolare” del ruolo internazionale dell’Unione. Niente di meno! Vediamola allora questa spettacolare visione.
Innanzitutto, la bionda cotonata ha sostenuto che l’Europa non può più limitarsi a essere la custode di un ordine internazionale che non esiste più e deve smettere di guardare al passato, accettando che le strutture nate nel dopoguerra sono in crisi. L’idea che l’Europa possa isolarsi dal caos globale è definita una “illusione”. Tradotto dal vonderlayese: in qualunque direzione ci si pari davanti un iceberg noi seguiremo quella rotta.
Poi la divina propugnatrice di ogni pace possibile tranne quelle che non le garbano ha usato toni durissimi nei confronti di Teheran, arrivando persino a dichiarare che «nessuna lacrima dovrebbe essere versata per il regime iraniano», accusato di aver oppresso il proprio popolo e destabilizzato la regione tramite i suoi proxy. E, come se fosse una colpa da capricciosi, la signora ha notato, neanche fosse giunta or ora sulla Terra dopo aver attraversato gli spazi siderali, che il conflitto regionale ha ripercussioni dirette sull’Europa, colpendo i mercati energetici, le rotte commerciali e la sicurezza dei cittadini europei. Tradotto dalla solita lingua che domina a Bruxelles: noi e gli “amici” nostri intercettiamo l’iceberg più grosso, noi e gli “amici” nostri decidiamo di andargli addosso, noi e gli “amici” nostri facciamo vittime che non sarebbero mai entrate in rotta di collisione con nulla, noi e gli “amici” nostri mandiamo in frantumi il naviglio sul quale stiamo comodamente assisi però la colpa è degli altri che se ne stra-fregavano della nostra passione per gli iceberg.
Ma la botta in testa da guinness dei primati è l’immancabile sostegno a Kiev che, udite udite, rimane la priorità assoluta per la credibilità dell’UE e, nondimeno, la vittoria ucraina coinciderebbe con la sicurezza del continente. E qui occorrerebbero garze per fasciare la testolina sanguinante che gongola manco le piacessero le legnate e, invece, ci tocca di tradurre ancora una volta: non vediamo l’ora di speculare sulla ricostruzione del territorio e dobbiamo far trottare le lobby degli armamenti perché glielo abbiamo promesso. Ci siamo intesi? Bene, a ‘sto punto, come per magia, il discorso ha toccato anche la necessità di una riforma strutturale della capacità di difesa europea: si è parlato di un piano di investimenti da circa 800 miliardi di euro entro il 2030!
In conclusione, con un numero acrobatico frutto di allenamenti intensi e ripetuti, la signora von der Leyen ha chiesto ai diplomatici europei di trasformare la politica estera in un vero «pilastro dell’indipendenza europea» perché non si tratta più solo di promuovere valori, ma di proteggere interessi vitali in un mondo dove la stabilità non è più garantita anche se l’Europa ce l’avrebbe nel suo DNA questa sacrosanta stabilità. Tradotto: il mondo è pieno di bulli e cattivoni! E levateci ‘sto specchio da davanti…














