🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 1’44” con la voce di Remy)
Vi ripropongo un mio articolo del 2015 (https://www.pinocabras.it/caos-razziale-baltimora-prove-generali/) insieme al video che allora realizzai per Pandora TV, perché le immagini e le analisi di allora parlano con inquietante chiarezza alle vicende di oggi.
All’epoca si chiamava Baltimora, oggi si chiama Minneapolis, Portland o Los Angeles. Cambiano i nomi delle città, non la traiettoria. Sarebbe facile – e in parte corretto – attribuire a Donald Trump la responsabilità politica diretta dell’attuale brutalizzazione delle operazioni federali, comprese quelle dell’ICE. Ma sarebbe anche profondamente fuorviante fermarsi lì. Le radici di questa deriva affondano ben prima: ai tempi di Barack Obama si sono consolidate le dottrine, i finanziamenti, le tecnologie e le logiche operative che hanno trasformato la gestione della crisi sociale americana in una questione di ordine militare. Di fronte a fratture economiche, razziali e territoriali sempre più profonde, il potere statunitense non ha scelto “più democrazia”, ma più tecnologia, più SWAT, più Robocop. Una polizia più arcigna e invasiva, sempre meno capace di intelligence sociale e sempre più dipendente da armamenti, automatismi e protocolli di guerra interna. Proprio per questo, infinitamente più pericolosa. Quella che allora appariva come una “prova generale” oggi è diventata normalità. E la normalità, negli Stati Uniti, continua a produrre una quantità di morti per mano delle forze dell’ordine che resta, in proporzione, cento volte superiore a quella europea. Questo articolo nasceva per capirlo in anticipo. Oggi serve per ricordare che nulla di tutto ciò è un incidente.
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