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di Kaspar Nu
Giappone 1945: il caso di Hiroshima è uno degli esempi più drammatici, complessi e tragici di pirocumulonembo mai documentati.
Non fu solo la bomba atomica Little Boy in sé a generare il temporale, ma la tempesta di fuoco che la bomba innescò su scala urbana pochi minuti dopo la detonazione.
I pirocumulonembi – dei quali abbiano sentito parlare alla fine del mese scorso in occasione del grave incendio nel dipartimento francese della Gironda in Francia – sono nubi temporalesche generate da incendi di vaste dimensioni (piro deriva dal greco e significa fuoco). Il pericoloso processo avviene secondo queste tre fasi:
- le fiamme dell’incendio scaldano l’aria al punto da renderla meno densa, il che la spinge a 15 Km di quota ad oltre 100 Km/h assieme a fumo, ceneri e vapore acqueo rilasciato dalla combustione della vegetazione;
- nella troposfera l’aria si raffredda rapidamente e il vapore acqueo si condensa attorno alle micro-particelle di cenere. Si forma così una densa nube nera;
- a questo punto, cristalli di ghiaccio e residui di cenere collidono tra loro ad altissima velocità ; questo processo genera cariche elettriche stazionarie dalle quali si diramano fulmini.  A ciò può seguire un vero e proprio temporale con raffiche di vento e pioggia o grandine sporche di cenere.
Questo fenomeno rende gli incendi estremamente pericolosi e imprevedibili per i soccorritori: i fulmini generati dal temporale possono innescare nuovi focolai a chilometri di distanza, mentre i venti discendenti dispersi dalla nube alimentano le fiamme al suolo.
Sebbene in Europa questi eventi siano stati storicamente eccezionali (quello registrato nella regione della Gironda è stato il primo caso documentato nella storia della Francia), nel resto del mondo esistono diversi precedenti celebri:
- nel 2003 in Australia, a Camberra, i pirocumulonembi generarono un tornado di fuoco!
- nel 2009, sempre in Australia e precisamente nello stato di Victoria, ci fu quello che viene ricordato come il Blach Saturday o Sabato Nero;
- nel 2016 fu il Canada a registrare il fenomeno a Fort McMurray, ad Alberta;
- e tra il 2019 e il 2020 nuovamente l’Australia. In quella stagione, la quantità di particolato rilasciata nell’atmosfera pare sia stata paragonabile a quella di un’eruzione vulcanica!
Eppure, il ricordo certamente piĂą noto è quello di Hiroshima, come riportavano in incipit. LĂ , circa tre ore dopo l’esplosione atomica, l’immenso incendio che divorò la cittĂ creò un colossale pirocumulonembo dal quale cadde la cosiddetta “pioggia nera radioattiva”.
Ma cosa accadde precisamente?
Era il 6 agosto 1945, ore 8:15 del mattino, la bomba esplose a circa 600 metri di quota. L’onda d’urto e l’impulso termico (che raggiunse migliaia di gradi al suolo) distrussero la cittĂ giapponese e innescarono centinaia di focolai contemporanei. Nel giro di 20-30 minuti, questi incendi individuali si fusero in un unico e gigantesco incendio. Il meccanismo atmosferico si svolse nel modo che vi abbiano giĂ descritto e, circa un’ora dopo l’esplosione, la nube scatenò tuoni, fulmini e una precipitazione torrenziale chiamata dai locali Kuroi Ame o pioggia nera. La particolaritĂ spaventosa del pirocumulonembo di Hiroshima fu, infatti, la natura delle sue precipitazioni: la pioggia che cadde a nord-ovest del centro abitato non era normale acqua ma acqua condensata mescolata a polvere di macerie, fuliggine oleosa della combustione della cittĂ e residui dei materiali della bomba.
In pratica, il pirocumulonembo aveva “aspirato” al suo interno il materiale radioattivo proveniente dalla ricaduta atomica. Quando la pioggia cadde, dunque, riversò a terra isotopi radioattivi ad altissima intensitĂ , contaminando anche zone situate a 10-20 km dall’epicentro, che erano scampate all’esplosione e agli incendi diretti.
I sopravvissuti, ustionati dal calore e disperatamente assetati, cercarono di bere quella pioggia o l’acqua dei fiumi e dei pozzi contaminati da essa. Negli anni successivi, chi fu esposto alla pioggia nera sviluppò gli stessi sintomi di avvelenamento da radiazioni acute, leucemie e tumori riscontrati in chi si trovava vicinissimo all’epicentro.
Il pirocumulonembo di Hiroshima ha drammaticamente dimostrato come un mega-incendio possa agire da vettore di dispersione atmosferica, trasformando cenere e scorie in una minaccia letale a lunga distanza.
Per decenni, il governo giapponese ha riconosciuto i sussidi medici solo ai sopravvissuti esposti entro un’area ristretta. Tuttavia, studi meteorologici sul percorso del pirocumulonembo e decenni di battaglie legali hanno portato i tribunali giapponesi a estendere ufficialmente lo status di Hibakusha, ovvero “sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki” a tutte le persone colpite dalla pioggia nera caduta da quella nube temporalesca.













