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Per i nostri lettori il pdf del settimo Diario di Luisa

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 6’11” con la voce di Emma)

Cari amici che ci seguite oramai da due anni,

i diari dal fronte della Resistenza contro la speculazione energetica (e non solo) redatti dalla nostra Luisa Cighetti ci hanno offerto e ci offrono una cronaca diretta e appassionata della mobilitazione popolare in Sardegna contro l’assalto eolico e fotovoltaico che sta interessando il territorio isolano con l’installazione massiccia di mega-impianti industriali ad energie rinnovabili.

Siamo giunti, pensate, al settimo Diario! È, pertanto, possibile tracciare un’evoluzione precisa degli accadimenti, che possiamo riassumere con le fasi e le dinamiche principali di seguito evidenziate.

  1. La presa di coscienza e l’emergenza dei territori
    Nelle prime fasi del Diario emerge lo shock delle nostre comunità davanti all’entità dei progetti presentati (centinaia di richieste di allaccio alla rete elettrica per parchi eolici offshore e terrestri e distese di pannelli fotovoltaici su suolo agricolo). Luisa documenta le prime assemblee spontanee nei paesi dell’interno e costieri. L’evoluzione iniziale è caratterizzata dal passaggio dalla preoccupazione individuale alla nascita di comitati di cittadini uniti dalla volontà di difendere il paesaggio, l’archeologia e l’economia locale basata su agricoltura, pastorizia e turismo (vere vocazioni isolane).
  2. La nascita dei presidi e la mobilitazione di massa
    Con il susseguirsi delle settimane e dei mesi, il Diario si sposta fisicamente sui luoghi simbolo della protesta. Luisa documenta la nascita di presidi permanenti storici, come quello del porto di Oristano (per bloccare lo sbarco delle mastodontiche pale eoliche) e quelli nei territori della Barbagia, del Sarcidano e della Gallura. L’evoluzione in questa fase vede il coinvolgimento attivo di diverse fasce sociali, dai pastori agli intellettuali, e la strutturazione di una vera e propria rete di resistenza civile che presidia il territorio giorno e notte.
  3. Lo scontro istituzionale e la richiesta di moratorie
    I diari registrano poi la crescente frustrazione e il senso di tradimento avvertito dalle comunità nei confronti della politica regionale e nazionale. Luisa analizza criticamente i provvedimenti legislativi (come i decreti sulle “aree idonee” e i tentativi di moratoria della Giunta Regionale), descritti come specchietti per le allodole o atti tardivi incapaci di fermare i cantieri già autorizzati o i progetti presentati prima dei blocchi. Viene messa in luce la discrepanza tra la narrazione istituzionale della cosiddetta transizione green e l’impatto reale di una transizione imposta dall’alto senza il consenso dei sardi.
  4. La criminalizzazione della protesta e la resilienza
    Negli aggiornamenti più recenti, il tono del Diario riflette l’indurimento dello scontro. Si assiste all’arrivo delle forze dell’ordine a protezione dei cantieri, all’avvio di espropri forzati dei terreni ai danni di agricoltori locali e alle prime denunce o fogli di via per gli attivisti dei comitati. Questa fase evolutiva trasforma la mobilitazione da una protesta ambientale a una vera e propria vertenza identitaria e di sovranità popolare. Luisa sottolinea come, nonostante la stanchezza e le pressioni legali o di polizia, la solidarietà tra i presidi sia aumentata, portando a forme di resistenza passiva e di boicottaggio pacifico.

Nell’insieme, l’evoluzione tracciata da Luisa fotografa il passaggio da una serie di proteste locali e frammentate a un movimento di popolo coeso e identitario. Nei diari, la Sardegna appare chiaramente non come una terra che rifiuta la transizione ecologica ma come una comunità che si oppone fermamente a un modello coloniale di sfruttamento del vento e del sole a beneficio di multinazionali della finanza e dell’energia, rivendicando il diritto di decidere sul proprio modello di sviluppo e sul proprio futuro ecologico e paesaggisico.

Non meno importante, anche se più recente e con un andamento sicuramente più impattante, è l’emergente speculazione sulla sbandierata dermatite nodulare bovina. Ma, in questo caso, il popolo isolano, già guardingo, ha sollevato subitamente gli scudi e l’andamento evidenziabile è sensibilmente diverso anche se è indipsensabile mantenere alti sia la guardia che gli scudi stessi.

Ciò detto, considerata l’importante mole di lavoro svolta da Luisa, era necessaro e doveroso delinearvi uno scenario per tappe ed un quadro d’insieme del momento storico al quale siamo giunti (diaristicamente parlando). Ora, vi proponiamo il settimo Diario della Resistenza contro la speculazione energetica.

Come avrete modo di evincere, in quest’ultima fase in particolare la Resistenza si è fatta via via più diffusa e distribuita da un lato e più frammentata dall’altra (alcune nuove realtà si sono fatte strada nel panorama, altre si sono consolidate ed altre si sono evolute in più anime). Certamente la Resistenza ha cambiato passo: ora, sempre di più e come detto, agisce in sede legale e questo va sottolineato con decisione perché è il segno evidente del fatto che la conoscenza della materia si è fatta più approfondita e agli attivisti volonterosi si sono affiancati più professionisti o tutti quelli che c’erano anche prima si sono conquistati con la loro partecipazione una visibilità ed una possibilità di dinamismo maggiori.

Nella stesura di questo Diario la paziente ricerca e attenzione di Luisa si sono temporaneamente intrecciate più solidamente e solidalmente con gli appunti di Ingrid. Un diario è un’attività impegnativa e, alle volte, gli accadimenti della vita non consentono di farvi fronte con la dedizione e l’impegno di sempre.

Per questo motivo ci teniamo molto a fare i nostri auguri alla nostra Luisa affinché le preoccupazioni familiari che la stanno assorbendo nell’ultimo periodo trovino presto una felice soluzione.

Le inviamo, perciò, un grande abbraccio e lasciamo a voi il pdf del settimo Diario.

Buona lettura.

Diario della Resistenza 7-1

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