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Ricordo che vent’anni fa circa partecipai ad alcuni seminari di grafologia. Tra le tante cose che imparai durante quelle giornate, una mi colpì per la potenza del suo significato: scrivere è un comportamento.
Pensare che il mio background formativo era di tipo comportamentale e, in cinque anni di università , nessuno mi aveva illuminato su un fatto ovvio: quando scriviamo agiamo un comportamento, ergo come tutti i comportamenti la scrittura è soggetta a variazioni in base all’umore e può, altresì, veicolare cambiamenti nella nostra mente; attraverso la scrittura possiamo, ad esempio, gestire lo stress.
Ovviamente, ci sono anche tratti stabili nello scrivente legati alla sua personalità ma la pressione e la fluidità di scrittura possono senz’altro subire modifiche temporanee in base agli stati d’animo.
Ciò detto, la grafologia può certo dare indicazioni caratteriali sullo scrivente ma, date queste premesse, anche lo scrivere diviene attività indispensabile per strutturare la propria personalità .
E, allora, in un’epoca come la nostra dominata da schermi e dispositivi digitali, potremmo chiederci se la scrittura a mano sia ancora rilevante. Certamente, come abbiamo visto, neurologi e psicologi concordano sul fatto che l’atto di scrivere manualmente è molto piĂą di un semplice esercizio. La scrittura è, piuttosto, una pratica profonda che modella e potenzia il nostro cervello in modi che la digitazione non può replicare.
Una differenza sostanziale tra le due forme di scrittura è che digitare è un’azione veloce e funzionale, scrivere a mano è un’esperienza sensoriale complessa. I neuroscienziati hanno scoperto che la digitazione, che si basa su movimenti piĂą uniformi e ripetitivi, stimola una regione molto ristretta dell’encefalo, mentre l’uso della penna attiva un’ampia rete di aree cerebrali, tra cui quelle del movimento, del linguaggio e della memoria. Questo processo cerebrale piĂą ricco si traduce in un miglioramento delle funzioni cognitive, come la memoria di lavoro e la comprensione della lettura.
Se ci riflettiamo, la scrittura a mano, soprattutto corsiva, richiede uno sforzo cognitivo maggiore rispetto alla digitazione. Per formare una lettera, il cervello richiamerĂ dalla memoria visiva la forma della lettera e, successivamente, coordinerĂ i muscoli della mano e del braccio per riprodurla. Al contrario, la digitazione, soprattutto per chi è abituato a utilizzare una tastiera, è un’attivitĂ caratterizzata dall’automatismo.
Proprio in ragione della complessitĂ procedurale insita nella scrittura manuale i bambini che scrivono a mano tendono a ricordare meglio le informazioni che hanno scritto rispetto a quelli che le hanno digitate. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che il processo di scrittura a mano crea una connessione piĂą forte tra l’atto fisico di scrivere e l’informazione stessa, favorendo in particolare lo sviluppo della memoria, dell’apprendimento e del controllo motorio.
Dunque, per i bambini, imparare a scrivere a mano è un passo cruciale per lo sviluppo. Non si tratta solo di formare le lettere, ma di affinare la coordinazione occhio-mano e le capacitĂ motorie fini. In questo modo i bimbi gettano le basi per l’apprendimento e il ragionamento.
Va, inoltre, detto che i benefici non si esauriscono con l’etĂ scolare. Per gli adulti e gli anziani, la scrittura manuale agisce come un allenamento cognitivo, mantenendo il cervello agile e rallentando il declino cognitivo. Alcuni neurologi utilizzano persino la scrittura come strumento terapeutico per pazienti con disturbi come il morbo di Parkinson, per stimolare le funzioni esecutive e la coordinazione motoria.
In sintesi, la scrittura a mano è un potente alleato per la salute mentale. Sebbene la tecnologia ci offra una velocitĂ senza precedenti, è la profonditĂ dell’elaborazione mentale, stimolata dalla penna e dalla carta, a fare la differenza. L’abitudine di scrivere a mano, che sia per prendere appunti, per aggiornare un diario o per compilare una semplice lista, è un investimento prezioso nel benessere del nostro cervello, che non dovrebbe essere abbandonato in un mondo sempre piĂą digitale. Ricordiamocelo ogni volta che stiamo per mettere tra le mani dei nostri piccoli un dispositivo elettronico che svolga una momentanea funzione di baby-sitting e preferiamogli dei bei fogli di carta, una penna, una matita o dei colori.














