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Le piazze di Olbia e Cagliari oggi si sono riempite di persone, in gran parte studenti e giovani, per una grande manifestazione per la pace. Una mobilitazione che ha visto a Cagliari circa 15.000 partecipanti, con cortei, striscioni e testimonianze vibranti.
Al centro della protesta non c’è solo il rifiuto del riarmo europeo, ma anche una forte indignazione per quello che molti definiscono senza esitazione uno sterminio e un genocidio, accompagnato da una coltre di ipocrisia internazionale.
La voce dei giovani
Il cuore della giornata è stato l’intervento dei ragazzi e delle ragazze, che hanno mostrato grande maturità e consapevolezza politica. Molti studenti hanno espresso il loro sdegno per un’Europa che sembra preferire le armi al dialogo, e per governi incapaci di sottrarsi a logiche di potere e interessi economici.
Il comandante Alessandro De Curtis dal palco ha parlato senza mezzi termini:
- Ha ringraziato i giovani per la numerosa e sincera partecipazione, riconoscendo che sono loro ad aver compreso per primi la gravità della situazione.
- Ha denunciato l’aberrazione della violenza in corso, definendola «una realtà mai vista, uno sterminio mascherato da guerra».
- Ha sottolineato come il 7 ottobre abbia segnato un punto di svolta, funzionale a un disegno più grande di sopraffazione e potere.
Ipocrisia e complicità
Molti interventi hanno toccato un punto delicato: il ruolo dell’Occidente e delle istituzioni europee.
- È stata denunciata l’ipocrisia di chi, dopo aver sostenuto apertamente certe operazioni militari, oggi si riposiziona dietro una facciata di buonismo.
- Si è parlato di un debito pubblico enorme che alimenta “armi assetate di guerra”, e di una UE guidata da logiche di potere che i cittadini non riconoscono più come proprie.
- Nel mirino anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, simbolo di una linea politica giudicata complice e lontana dai popoli.
Una nuova coscienza europea?
Il messaggio più forte arrivato dalle piazze sarde è che i popoli sono già uniti al di là dei governi e che esiste una cittadinanza europea che vuole pace, non riarmo.
Chi ha preso la parola ha ribadito:
- «Io mi sento cittadino europeo, ma non di questa Europa che arma e finanzia la guerra».
- L’appello è stato chiaro: dire no al riarmo, no alla complicità, no all’ipocrisia delle istituzioni.
- La speranza è quella di un governo — nazionale ed europeo — capace finalmente di rappresentare davvero i cittadini e non i poteri forti.
Un segnale che non si può ignorare
La manifestazione di oggi, con le sue voci giovani e appassionate, è stata un atto di denuncia ma anche di speranza.
Un grido forte contro la guerra, il genocidio e il riarmo, ma anche un invito a rivalutare l’Europa, affinché torni ad essere un progetto di pace e cooperazione tra i popoli.
Perché, come hanno gridato in tanti a Cagliari e Olbia, la pace non è un’utopia: è un diritto.














