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Oro blu nel deserto: perché gli Emirati Arabi Uniti cercano acqua nel sottosuolo?

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’32” con la voce di Emma)

In una nazione dove le dune di sabbia si estendono a perdita d’occhio e le temperature estive superano regolarmente i 45°C, l’acqua non è solo una risorsa: è il presupposto fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo. Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno costruito metropoli futuristiche dal nulla, ma per sostenerle stanno guardando sempre più in basso, verso le riserve idriche sotterranee.

Sebbene gli Emirati siano leader mondiali nella desalinizzazione (processo che fornisce circa il 42% dell’acqua totale e quasi il 100% di quella potabile per uso domestico), questa tecnologia presenta dei limiti:

  • separare il sale dall’acqua marina richiede enormi quantità di energia;
  • gli impianti costieri sono esposti a rischi ambientali (come le maree rosse) o geopolitico;
  • lo scarico della “salamoia” (acqua ipersalina) danneggia l’ecosistema del Golfo Persico.

Attingere dal sottosuolo serve quindi a diversificare le fonti e a ridurre la dipendenza esclusiva dal mare. Detto diversamente, uno dei motivi principali per cui gli EAU estraggono e gestiscono acqua sotterranea è la creazione di riserve strategiche.

Ad Abu Dhabi, ad esempio, è stato completato uno dei più grandi serbatoi artificiali del mondo nel deserto di Liwa. In esso, l’acqua desalinizzata viene iniettata nelle falde acquifere naturali per essere “stoccata”. Così, in caso di emergenza nazionale o guasto totale agli impianti di desalinizzazione, il paese avrebbe a disposizione acqua potabile immediata per milioni di persone per oltre 90 giorni.

L’acqua del sottosuolo è la linfa vitale del settore agricolo emiratino. Circa il 70% dell’acqua estratta dai pozzi è destinata all’irrigazione. Per un paese che importa gran parte del suo cibo, aumentare la produzione locale di datteri, verdure e foraggio è una priorità di sicurezza nazionale. Senza l’accesso alle falde, l’ambizione di diventare un hub agricolo nel deserto svanirebbe istantaneamente.

L’estrazione non è, ovviamente, priva di rischi critici che il governo sta cercando di monitorare:

  • esaurimento delle falde – Molte riserve sono “acque fossili”, ovvero depositi millenari che non si reintegrano con le scarse piogge annuali;
  • salinizzazione – Man mano che il livello dell’acqua dolce scende, l’acqua salmastra o marina penetra nel sottosuolo, rendendo i pozzi inutilizzabili per le colture.

Dunque, toccare l’acqua nel sottosuolo per gli Emirati Arabi Uniti significa bilanciare l’innovazione tecnologica con la prudenza geologica. La sfida del futuro non sarà solo trovare nuova acqua, ma imparare a ricaricare le falde attraverso il “cloud seeding” (inseminazione delle nuvole) e il riciclo totale delle acque reflue, trasformando il sottosuolo da semplice miniera a vera e propria banca idrica.

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