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Nomofobia: NO MObile PHOne phoBIA

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’20” con la voce di Emma)

L’era dello “scorrimento infinito”, lo scrolling, ha trasformato i nostri smartphone da utili strumenti a vere e proprie estensioni del corpo ma, quando l’estensione inizia a controllare il “padrone”, entra in gioco la dipendenza digitale. Al momento, fenomeno non ufficialmente riconosciuto come disfunzionale è, tuttavia, frequentemente riscontrabile tra i giovanissimi e, sempre di piĂą, tra gli adulti, magari associato alla FOMO, la paura di restare disconnessi.

Se questo è il fenomeno, la domanda ad esso associata è: perché non si riesce a smettere?
Iniziamo con il dire che non è per mancanza di forza di volontĂ , infatti le app che si utilizzano sono progettate secondo i principi del design persuasivo. Ogni notifica, “like” o refresh della home stimola il rilascio di dopamina, creando un ciclo di ricompensa variabile simile a quello del gioco d’azzardo. Ormai, lo sappiamo: il circuito attivato è quello del piacere, il rinforzo è quello variabile. Ogni relazione tossica si basa si questo binomio e le relazioni con i nostri device, le app e i social non fanno eccezione.

Ma quali sono i segnali d’allarme ai quali dobbiamo prestare attenzione?

  1. Trascurare le persone fisicamente presenti per guardare lo schermo.
  2. Sentire il telefono vibrare anche quando è spento o lontano.
  3. L’ansia estrema all’idea di rimanere senza batteria o connessione, specificamente nota come nomofobia.

Il fenomeno è, però, così potente ubiquo e pervasivo che qualcuno ha pensato di inventarsi una soluzione tecnologica comodamente acquistabile a poche decine di euro. Si chiama Brick ed è un piccolo dispositivo hardware (un cubo minimalista) che comunica con lo smartphone tramite NFC (Near Field Comunication). In pratica, tramite l’app dedicata, si sceglie quali applicazioni bloccare (evidentemente quelle che fanno perdere tempo), si avvicina lo smartphone al Brick e si “brika”, ovvero si blocca, l’app. Da quel momento, le app selezionate sono inaccessibili e l’unico modo per riutilizzarle è toccare fisicamente di nuovo il Brick. Sostanzialmente, a differenza di un timer software, il Brick crea una barriera fisica.

Se, tuttavia, non si è ancora pronti per un dispositivo dedicato o se si preferisce il salutare “metodo naturale”, ecco alcuni metodi “analogici” per il detox digitale:

  • schermo in scala di grigi per ridurre lo stimolo visivo;
  • regola del “letto sacro”, ovvero non portarsi il telefono in camera da letto così da migliorare il sonno e l’intimitĂ ;
  • disattivare tutto tranne chiamate e messaggi diretti.

Questi accorgimenti sono importanti perché la tecnologia deve tornare a essere uno strumento, non un padrone. E se proprio si desidera utilizzarli, dispositivi come il Brick non sono una punizione, ma un confine intenzionale che ci permette di riappropriarci del nostro tempo e della nostra attenzione perché la capacità di concentrarci sta diventando una virtù sempre più rara della nostra epoca e siamo spinti con insistenza verso comportamenti molto simili a quelli dell’ADHD.

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