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Morti sul lavoro: qualche riflessione

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’43” con la voce di Florian)

Mi pongo una domanda che tocca un nervo scoperto della nostra societĂ , mi riferisco alla percezione che “si muoia piĂą di prima”. Tale percezione è alimentata dalla cronaca, ma i dati – se analizzati – raccontano una realtĂ  piĂą complessa: numericamente i morti sono diminuiti rispetto a trent’anni fa, piuttosto il sistema attuale ha creato nuove trappole che rendono i cantieri ancora estremamente pericolosi.

Ecco perché, nonostante leggi più severe (dalla 626 del 1994 al Testo Unico 81 del 2008), la strage non si ferma.

  1. Il gioco delle scatole cinesi (leggasi subappalti)
    ​Oggi un grande cantiere non è gestito da un’unica azienda, ma da una catena infinita di subappalti. PiĂą la catena è lunga, piĂą il controllo sulla sicurezza si perde. Ogni passaggio di subappalto riduce il margine di guadagno. Per restare nei costi, le ditte spesso risparmiano proprio sulla sicurezza (DPI scadenti, mancata formazione) o sui tempi di esecuzione.
  2. La “Sicurezza sulla carta”
    ​Molti esperti denunciano che la sicurezza è diventata un fatto burocratico.
    ​Le aziende producono tonnellate di documenti (il POS, il PSC, il DVR) per essere in regola con la legge, ma spesso questi documenti restano in ufficio. Il paradosso? Si è piĂą attenti a non prendere multe formali che a prevenire la caduta dall’alto in cantiere.
  3. Invecchiamento e stanchezza
    ​I dati INAIL mostrano che la fascia più colpita da mortalità e infortuni è quella degli over 55.
    ​Lavorare in un cantiere a 60 anni non è come farlo a 30: i riflessi e la forza fisica calano, ma i ritmi richiesti dal mercato sono diventati molto piĂą frenetici rispetto agli anni ’90. Spesso le vittime sono lavoratori esperti che, per eccessiva confidenza con il rischio, tendono a sottovalutare le procedure di sicurezza.
  4. PrecarietĂ  e lavoratori stranieri
    ​Il settore edile vede un’altissima presenza di lavoratori precari o stranieri. Ma, se un operaio non capisce bene le istruzioni o la segnaletica, il rischio di errore fatale aumenta. Chi ha un contratto a termine o lavora in nero difficilmente protesta se mancano i parapetti o le imbracature, per paura di perdere il posto.
  5. Pochi controlli
    ​Nonostante le leggi siano ottime, gli ispettori del lavoro in Italia sono numericamente insufficienti per coprire l’enorme quantitĂ  di cantieri (specialmente dopo il boom di incentivi come il Superbonus). Da ciò deriva che la probabilitĂ  per un’azienda di ricevere un’ispezione “a sorpresa” è ancora troppo bassa.

Dunque, dai cinque punti delineati emerge chiaramente l’esigenza di affrontare i rischi di mortalità da più fronti, pena non invertire mai la tendenza che la cronaca in parte e i dati in toto ci restituiscono.

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