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Karl Marx oggi si troverebbe sicuramente a suo agio tra gli attivisti sardi che s’affannano contro le pale eoliche.
Immaginate la scena: Marx, con la sua proverbiale aria truce, il barbone e lo sguardo attento, seduto a un tavolino di un bar di – poniamo – Gavoi, sorseggiando un bicchiere di Cannonau e ascoltando le lamentele degli attivisti reduci da una manifestazione.
«Karlu,» inizierebbero gli attivisti con fare colloquiale e voce baritonale, «questi signori con la scusa del green ci stanno portando via la terra. Dicono che producono energia pulita, ma ci lasciano solo pale che fanno rumore e deturpano il paesaggio!»
Marx annuirebbe vigorosamente, magari si girerebbe pensoso tra le mani il bicchiere col potente vino rosso nato da quelle stesse terre che gli speculatori vogliono sacrificare alla furia di un finto ideale. Poi punterebbe gli occhi su ogni presente e direbbe: «Ecco compagni, la lotta di classe si manifesta anche qui. Il capitale, travestito da energia rinnovabile, cerca di sfruttare le risorse naturali a discapito del proletariato sardo!»
Gli attivisti, con i loro sguardi fermi e quelle voci calde sempre sul punto d’intonare un canto dalle sonorità ancestrali, rafforzerebbero il pensiero di Karlu parlandogli dei numerosi altri soprusi che la terra sarda sta subendo, dal pericolo scorie agli attacchi al comparto zootecnico. Il compagno non potrebbe che annuire ancora una volta, con fare grave e preoccupato; convinto di essere lì a conversare con gli attivisti per una ragione sacrosanta.
Il parallelismo è, ovviamente, un po’ forzato. Marx, probabilmente, non si sarebbe mai immaginato che il concetto di “plusvalore” potesse essere applicato anche all’energia eolica. Ma l’essenza del suo pensiero rimane attuale: chi beneficia realmente di questo presunto “progresso”? Chi paga il prezzo della transizione ecologica?
Il popolo sardo, come il proletariato di un tempo, si sente espropriato della sua terra, del suo lavoro, della sua identitĂ . Le pale eoliche, come le fabbriche del XIX secolo, diventano il simbolo di un potere economico che schiaccia le comunitĂ locali.
Certo, il mondo è cambiato. Non siamo piĂą nell’epoca del carbone e del vapore. Ma la logica del profitto rimane la stessa. E la resistenza, che sia quella dei minatori inglesi o quella degli agricoltori sardi, è sempre una reazione a un sistema che non tiene conto delle esigenze e dei diritti dei piĂą deboli.
Quindi, la prossima volta che vedete una pala eolica, pensateci: forse, in fondo, anche Marx avrebbe qualcosa da dire. E magari, tra un bicchiere di Cannonau e l’altro, troverebbe pure qualche argomento per una nuova, rivoluzionaria, analisi del capitalismo “green“.














