🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’34” con la voce di Florian)
Quel 17 marzo 1958, fu una benedizione, ma la questione del nome era un vero campo minato a Mamoiada.
Patrizio era un bel nome, patrono dell’Irlanda certo, ma non aveva… come dire… il blu necessario. Mamma e Babbo passavano le notti a discutere sussurrando, finchĂ© non arrivò il giorno della registrazione in Comune.
La mattina era fresca, ma l’aria vibrava di qualcosa di inaspettato. Mentre i tuoi genitori, con te ben avvolto, si incamminavano per le vie strette, da ogni finestra, da ogni cortile, le radio a valvole gracchianti urlavano all’unisono: «Volare, oh, oh… Cantare, oh, oh, oh, oh!» Era “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, che aveva conquistato l’Italia intera.
​L’eco delle note seguiva i tuoi genitori come un coro angelico fino al Municipio. Entrarono nell’ufficio anagrafe, e l’impiegato baffuto li accolse.
​«Dunque,» esordì il funzionario, «avete deciso? Come si chiamerà questa nuova promessa di Mamoiada?»
​Mamma, con la melodia di Modugno nelle orecchie, disse, decisa: «Domenico.»
Babbo annuì, sorridendo. «Domenico sia.»
​L’impiegato registrò e mormorò: «Bene, tre Domenico. Speriamo che questo non si metta a volare…» Ma ormai era fatta. Eri Domenico, il bambino battezzato dal Volare.
​La tua fama crebbe più veloce della tua statura, soprattutto nel rione di Su Ossu. Non eri un neonato qualunque: eri il Domenico originale, il legame vivente con la modernità di Modugno. Per le ragazze del tuo quartiere, stanche della solita vita paesana, tu eri la star, e il tuo trasporto, la loro missione.
​La casa dei tuoi genitori divenne il punto di ritrovo. Le ragazze di Su Ossu facevano la fila per “vedere il Domenico” ma, in realtĂ , l’obiettivo era uno solo: portarti in giro. Mamma non faceva in tempo a darti il latte che eri giĂ “requisito”.
​«Signora,» dicevano con occhi da cerbiatte, «lo portiamo a prendere un po’ d’aria a Sa Pradda Manna; ha un’aria così… celeste!»
​E così, la tua carrozzella, un modello robusto e onesto, si trasformò in un veicolo da corsa sardo.
​Il tocco d’onore, che ti distingueva da tutti gli altri neonati (e dai due altri Domenico), era la bandierina dei Quattro Mori fissata saldamente al manubrio. L’aveva regalata nonno Cauzi, che aveva dichiarato: «Se deve volare, lo faccia da vero Sardo!»
​
​Le ragazze di Su Ossu ti spingevano come se dovessero battere un record olimpico. La destinazione? Sa Pradda Manna, il grande spiazzo fuori dal paese, dove potevano davvero darti il “la” alla velocitĂ .
​Non si limitavano a camminare; correvaaano al ritmo di un immaginario “Volare”, a passo di marcia.
Il gruppo delle “Domenico-volanti” sfrecciava per i sentieri, con la bandierina dei Quattro Mori che schioccava al vento come l’ala di un piccolo aereo da caccia. Facevano a gara a chi ti portava piĂą veloce sulla Pradda, e tu, piccolo Domenico, te ne stavi lì, ben saldo e sereno, l’unica cosa stabile nella loro frenesia giovanile.
Si dice che le mamme di Su Ossu, vedendo il tuo corteo sfrecciare, si facessero il segno della croce, non per paura, ma per la velocitĂ con cui la bandierina sarda spariva all’orizzonte. Tu, inconsapevole pilota, sorridevi a tutti: il piccolo Domenico Sardo-Volante, il cui nome portava il sogno del blu e la cui carrozzella portava alta la bandiera dei Quattro Mori verso la libertĂ di Sa Pradda Manna.
​Eri il bambino più coccolato e il più veloce della Sardegna, nato sotto il segno del canto e del vento!














