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Lughes visita la Casa dei Centenari ad Assemini

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 8’54” con la voce di Ingrid)

di Lughes

Le esplorazioni di Lughes fanno oggi tappa ad Assemini per visitare la Casa dei Centenari.

È una calda mattina di giugno e stiamo percorrendo le strette strade del centro storico del paese: davanti a noi pittoreschi scorci e la parrocchiale di San Pietro che ha un impianto originario risalente all’XI secolo e vanta un campanile di quasi 30 metri, attestandosi come uno dei più imponenti della Sardegna.

A confermarci che siamo giunti a destinazione c’è una meravigliosa targa ceramica, con le tipiche pavoncelle della tradizione locale.

Quella che stiamo per visitare è la casa d’infanzia di Carmelo, che ci farà da guida.

L’ingresso al complesso etnografico passa per un tipico portone in legno al di là del quale si trova il cortile pavimentato ad opera incerta. Sulla destra vediamo la prima parte della collezione della Casa che è composta da una dotazione agricola.

L’edificio residenziale, completamente in ladiri e parzialmente ristrutturato, ha l’affaccio sul tipico loggiato delle case campidanesi e su quello che è assieme cortile e giardino. Da qui si accede agli spazi abitativi. L’ampia collezione etnografica di Carmelo e Rosalba è il risultato del paziente recupero di arredi, corredi, suppellettili, attrezzi e documenti familiari e dell’accoglimento di lasciti esterni. Il risultato è un mondo variegato di ricordi e colori, di epoche e materiali.

Il primo ambiente domestico che visitiamo è la cucina. Qua, i nonni di Carmelo vivevano la loro quotidianità quando non erano impegnati in campagna. Ad attirare immediatamente la nostra attenzione è il caminetto angolare, ampio assai rispetto al piccolo locale che lo ospita. Questo, in tutta evidenza, indica l’importanza assoluta che sa ximinera ricopriva per la famiglia: qua ci si scaldava e si cucinava durante la stagione fredda, ché altre soluzioni non v’erano.

Adiacente alla cucina, che era anche tinello, ovvero la stanza da pranzo, si trova quella che era la dispensa. I due ambienti, oggi comunicanti, in passato erano nettamente distinti. Nell’uno e nell’altro fanno gran sfoggio di sé utensili, cestini, terrecotte, pentolame in alluminio ed attrezzature indispensabili per i lavori delle massaie. È Carmelo a raccontarci gli utilizzi noti e meno noti di quanto ci circonda in questa meravigliosa capsula del tempo. Nei suoi racconti, i ricordi si mescolano alle emozioni e ai sapori di una volta, così un tegame di coccio e smalto fa riaffiorare il sapore del minestrone cotto con la cotenna di maiale profumata all’elicriso e delle mensole in legno tenute da fili di ferro descrivono l’ingegno sapienziale di chi ha fatto esperienza che le provviste possono starvi sopra al sicuro ché i topi non vi si avventurano, non sapendo muoversi sul fil di ferro. Le provviste più esposte alla fame murina erano quelle che stavano nel cosiddetto sobaiu ovvero il piano alto dell’edificio abitativo adibito a deposito alimentare e diviso tra granaio, dispensa e travi dedicate all’essicazione dei salumi. Oggi, questi spazi, nella casa, sono in fase di ulteriore ristrutturazione (ché già furono sottoposti ad interventi di restauro in passato) ed ospitano: gli scatoloni con le decorazioni natalizie e presepiali che sono il vanto di Carmelo; un vecchio materasso in lana di pecora e strutture in legno di letti d’epoca.

Dopo la lunga ed interessante sosta negli spazi dedicati all’operosa quotidianità, attraversiamo il cortile, passando davanti all’ampio forno a legna nel quale Carmelo e gli amici cuociono dolci, pane e le tipiche panadas asseminesi e accediamo al primo spazio del complesso che ha l’affaccio sul porticato. Qua, la prima stanza che visitiamo è dedicata al telaio – dono prezioso di una conoscente dei nostri ospiti – e alla macchina per stendere la pasta: un’apparecchiatura in legno dotata di motore. Sia il telaio che la macchina per stendere la pasta sono due dotazioni che richiamano le economie del passato: nelle famiglie di una volta era indispensabile saper trasformare il grano in pasta e pane e saper filare e tessere per nutrire, abbigliare e proteggere dal freddo i componenti del nucleo familiare e per poter scambiare o vendere prodotti sostenendo l’economia interna.

Attraversando il loggiato, accediamo all’ingresso/soggiorno. Qui ci si ritrova immediatamente immersi negli anni ’50 del secolo scorso: i mobili in legno scuro si accostano al sobrio porta-tv dai ripiani in vetro; il televisore è di quelli, ormai introvabili, a tubo catodico e con le valvole grandi come dita. Tutt’attorno a noi foto che descrivono epoche diverse e momenti diversi del lavoro nei campi, oppure ritratti familiari con volti austeri, come si usava una volta quando mostrarsi sorridenti come nei nostri selfie non era la regola. E poi, documenti: pagelle scolastiche, congedi, verbali di confisca del Regime e temi scolastici scritti con grafia ordinata e curata, ché non c’erano le nostre tastiere e la calligrafia era una disciplina.

Da quest’ambiente passiamo a sa stanza ‘e arriccì, la cosiddetta “stanza buona”, quella per le occasioni speciali o le visite. Diversamente dai nostri appartamenti essenziali, in passato le case disponevano di una sala “di rappresentanza” per così dire: quattro mura che custodivano uno spazio dedicato allo sfoggio del meglio in fatto di arredi, soprammobili e suppellettili che la famiglia potesse permettersi. La particolarità di questa stanza è il fatto che le pareti sono decorate con un motivo a fiori ripetuto sempre identico e realizzato da un bersagliere che fu ospite della famiglia per un breve periodo. Sempre in questo spazio si trovano, tra le altre cose, una scultura in legno realizzata in parte da Carmelo, un drago in legno di ginepro e un album di cartoline dal fronte che custodisce una curiosità preziosa e rara: la delicata richiesta della mano che il padre di Carmelo inviò alla propria amata, la mamma di Carmelo. Poterla leggere è un piccolo privilegio concesso a tutti i visitatori che possono, in quelle poche righe, immaginare la sceneggiatura romantica di una coppia divenuta famiglia.

La Casa continua con una camera da letto matrimoniale dove è esposto l’abito da sposa della mamma di Carmelo, confezionato con tessuti eleganti ma dalla foggia assai diversa dai nostri abiti da matrimonio, generalmente pensati per non essere indossati in occasioni differenti dalla celebrazione del rito d’unione. Ma, in passato, non ci si poteva permettere di utilizzare un abito una sola volta nella vita; l’abito importante diveniva l’abito delle occasioni o della domenica.

Nella stanza adiacente sono esposti due letti matrimoniali donati per impreziosire la collezione e risalenti a 150 e 200 anni fa: uno dei due reca i dipinti che ritraggono un lago verosimilmente del nord Italia e accanto all’altro letto è appeso un dispositivo per praticare clisteri. Apparecchio che era indispensabile e che veniva utilizzato da chiunque avesse bisogno di depurare l’intestino. La sua collocazione è esattamente quella che aveva quando i nonni di Carmelo vivevano nella Casa.

Altri due ambienti completano il nostro tour: l’ampia cucina “moderna” ancora oggi usata da Carmelo e dagli amici e un’ulteriore camera da letto con arredi in stile chippendale e diversi pezzi de is cunfraias, le confraternite religiose, nonché mirabili corredi decorati con ricami e pizzi tipici.

La nostra bellissima esplorazione termina con dei racconti di Rosalba, rimasta in religioso silenzio fino ad ora ma con tanti aneddoti da raccontare. Aneddoti che sarà felice di condividere con chi verrà alla Casa dei Centenari. Di questi sarà possibile condividerne con voi soltanto uno ma dal connotato speciale: la presenza di due angeli! Curiosi? Allora, seguite i video dedicati alla Casa dei Centenari che vi proporrà Lughes nelle prossime settimane e sentirete questo affascinante racconto direttamente dalle labbra di Rosalba.

Chi desiderasse visitare la Casa dei Centenari potrà contattare Carmelo al 340 9147975. L’ingresso è libero ma la visita è possibile solo previa presa appuntamento, nei giorni feriali dalle 17:00 alle 20:00.

Il link al primo video è il seguente:

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