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Nel panorama sociologico e psicologico moderno, il concetto di “manipolazione” ha assunto sfumature sempre più sottili. Se un tempo si immaginava il manipolatore come un ipnotizzatore da spettacolo, oggi comprendiamo che il processo è molto più pervasivo e invisibile: la realtà che percepiamo è spesso il risultato di un orientamento collettivo dell’attenzione.
Per analizzare questo fenomeno, possiamo partire dalla “Bibbia” del pensiero collettivo: già alla fine del XIX secolo, Gustave Le Bon, nel suo capolavoro Psicologia delle folle, aveva intuito che l’individuo, immerso in una massa, subisce una trasformazione psicologica radicale. In un gruppo, il pensiero critico si riduce drasticamente, lasciando spazio a un’amplificazione estrema dell’emotività.
Le Bon sosteneva che la folla non ragiona, ma agisce per immagini e suggestioni. Se anche l’individuo isolato può essere un accademico colto, divenuto parte della folla diventa un “automa” guidato da impulsi primordiali. Questa perdita di identità individuale a favore di un’anima collettiva è il terreno fertile su cui attecchisce ogni forma di manipolazione.
Oggi la piazza affollata di Le Bon non è più necessariamente un luogo fisico, ma è diventata uno schermo. Viviamo, infatti, immersi in quello che Alberto Lori definisce un campo informativo, ovvero una realtà fatta di narrazioni e algoritmi e questi ultimi non sono “entità malvagie”, ma sistemi progettati per amplificare ciò che genera attenzione. Ora, cosa cattura l’attenzione umana più di ogni altra cosa? Be’, l’abbiamo esperito più volte; ci focalizziamo maggiormente sul conflitto, l’indignazione e la paura.
Contrariamente all’immaginario comune, l’ipnosi di massa non avviene tramite rituali complessi ma tramite ripetizione. Perché, se il cervello ascolta la stessa narrazione per cento volte, inizia a registrarla come plausibile e, infine, come verità oggettiva. D’altronde, questo era uno dei mantra di Goebbels, secondo a nessuno in termini di strategie di manipolazione.
Quando migliaia di persone reagiscono simultaneamente alla stessa emozione (spesso veicolata dai social media), si crea un campo informativo coerente. In questo stato, la visione dominante non viene accettata perché “vera”, ma semplicemente perché è percepita come l’unica realtà possibile.
Dunque, la manipolazione non avviene controllando la materia, ma orientando l’attenzione collettiva.
Per uscire da questo stato di ipnosi collettiva, possiamo provare a:
- Non reagire in maniera automatica;
- Riconoscere l’emozione che stiamo provando prima di trasformarla in una convinzione;
- Praticare il digiuno digitale, ovvero staccarsi dai dispositivi per immergersi nel reale e lì posizionare il proprio punto di riflessione.
Perché è necessario rallentare e riflettere? Per prendersi tempo, per non farsi guidare dagli automatismi che, in quanto tali, non sono ascrivibili al campo delle scelte. Come spiega Alberto Lori, la libertà mentale non è un concetto teorico acquisito una volta per tutte, ma un atto quotidiano di resistenza consapevole contro le correnti emotive che cercano di sommergere il nostro pensiero critico.
Per approfondire, possiamo consigliarvi la visione del video Suggestione di massa e il campo informativo disponibile sul canale YouTube Accademia di Alberto Lori. Link: https://www.youtube.com/watch?v=p2npqV2beus .
Vi segnaliamo che, tramite SPID/CIE, è già possibile apporre la propria firma per la proposta della legge d’iniziativa popolare sulla neutralità dell’Italia in Costituzione. https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011
















