Recentemente mi è capitato d’imbattermi in un articolo interessante del quale vi lascio il link.
Quel che mi ha colpito subito del contenuto è che segnala che in inglese quello che a noi hanno fatto conoscere come smart working non ha un riscontro linguistico ed è una nostra costruzione lessicale. Nostra si fa per dire… Perché dietro la scelta di questa formula linguistica, in luogo del corretto working from home, c’è l’intento di chi ci ha voluti addomesticare ad abitudini lavorative economicamente meno vantaggiose e virtuose di farci supporre che l’opzione lavorativa imposta fosse furba – smart in fondo fa pensare ad un’alternativa intelligente -. Ciò di modo che la supposizione di cui sopra ci trovasse col sorriso ma si trasformasse in supposta, che non è il modo più comodo per assumere una medicina ma è pur sempre un’alternativa.
Medicina per curare cosa? Vi chiederete voi. Be’, per curare il caos.
Scriveva, infatti Edward Bernays in Propaganda:
[…] se ognuno dovesse contrattare il prezzo o testare chimicamente le decine di saponi o tessuti o marche di alimenti che sono attualmente in vendita, la vita economica diventerebbe irrimediabilmente caotica. Per evitare questa confusione, la società acconsente a restringere la sua scelta alle idee e agli oggetti portati alla sua attenzione attraverso la propaganda di ogni tipo. C’è quindi un vasto e continuo sforzo per catturare le nostre menti nell’interesse di qualche politica, merce o idea.[1]
È chiaro ladies and gentlemen? Poiché al cambio d’abitudini imposto da quarantene, lockdown e pretestuosi asintomatici la massa avrebbe risposto con comportamenti non facilmente prevedibili – il caos appunto – era necessario catturare le nostre menti attraverso la propaganda dell’alternativa furba. Ed ecco servito su un piatto d’argento il l’intelligentissimo smaaart workiiing!
[1] Tratto da Propaganda di Edward Bernays, pubblicato nel 1928 e riedito da Ibex Edizioni nel 2024.














