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Un giovane di 24 anni, un bagaglio a mano, quattro provette con la dicitura “Life Parcel” – tradotto pacco della vita – e un codice di riferimento.
No, non è il testo del trailer promozionale di un nuovo thriller, ma la cronaca di quanto accaduto all’aeroporto di Ercan (Tymbou), nella Repubblica Turca di Cipro Nord.
Il fatto, accaduto il 19 maggio scorso, è il seguente: il passeggero, un cittadino israeliano, stava per imbarcarsi, destinazione Messico, quando i controlli di sicurezza hanno rivelato il contenuto del suo bagaglio a mano: quattro embrioni umani congelati! Già così decisamente qualcosa non va, ma il reato quasi consumato per intero ha un nome: traffico illegale di materiale biologico umano. Non proprio robetta, insomma.
L’episodio ha fatto scattare l’arresto immediato del corriere e di altre due persone collegate a una clinica locale, riaccendendo bruscamente i riflettori internazionali sulle zone d’ombra della fecondazione assistita nell’isola.
Secondo le ricostruzioni della polizia cipriota, dietro il sequestro non ci sarebbe solo l’iniziativa di un singolo, ma un cortocircuito burocratico e normativo. Infatti, la societĂ di logistica medica legata alla clinica di fecondazione in vitro (IVF) aveva effettivamente presentato una richiesta formale per esportare legalmente gli embrioni. Il comitato di licenza locale aveva persino approvato il trasferimento ma, per ragioni ancora al vaglio degli inquirenti, il corriere è partito prima che il permesso finale venisse formalmente rilasciato. Senza quel documento, trasportare embrioni in un aeroporto equivale a contrabbandare materiale illegale. Ma la fretta, in questo settore, non è quasi mai un caso: muovere “Life Parcel” richiede finestre temporali rigidissime per mantenere la catena del freddo ed evitare l’esposizione ai dannosi raggi X degli scanner aeroportuali.
Per capire come si sia arrivati a questo arresto, bisogna guardare alla geografia del mercato della riproduzione assistita. Cipro Nord è diventata da anni una meta globale per quello che prende il nome poco elegante di “turismo della fertilitĂ ” ed è considerato l’hub della fertilitĂ low-cost, grazie a tre fattori chiave:
- le leggi locali sono molto piĂą blande rispetto a quelle europee o israeliane. Pratiche come la donazione di ovociti anonima e la selezione del sesso (vietate o severamente limitate altrove) qui sono accessibili;
- i trattamenti costano una frazione rispetto ai paesi occidentali;
- trattandosi di uno Stato autoproclamato e riconosciuto solo dalla Turchia, Cipro Nord si trova in un’area grigia del diritto internazionale, il che rende i controlli transfrontalieri e le ispezioni esterne estremamente complessi.
Ma l’arresto del corriere israeliano è solo l’ultimo di una serie di scandali. Poche settimane prima, un’inchiesta giornalistica della BBC aveva sollevato pesanti dubbi sugli standard di alcune cliniche della zona, dal momento che diverse famiglie britanniche, a seguito di test del DNA sui figli nati a Cipro, avevano scoperto che i centri IVF avevano utilizzato donatori di sperma o ovociti diversi da quelli scelti e pagati.
La combinazione tra forti pressioni commerciali, il fatto che si decida di metter su famiglia sempre piĂą in lĂ nel tempo, l’enorme domanda internazionale da parte di coppie pronte a tutto pur di avere un figlio, e la mancanza di una vigilanza rigorosa sta generando un far west commerciale.
Mentre le indagini a Ercan proseguono esaminando i filmati di videosorveglianza e i registri della clinica, il governo locale ha promesso un giro di vite e ispezioni a tappeto. Resta il fatto che, fino a quando esisteranno legislazioni così disomogenee tra paesi confinanti, le rotte clandestine dei “Life Parcel” continueranno a viaggiare nei bagagli a mano di tutto il mondo.
La riflessione che, tuttavia, dobbiamo svolgere analizzando questo fatto di cronaca è la seguente: perché esiste questo commercio? Ovvero: quali condizioni economico-sociali e cultuali rendono possibile questo fenomeno che poi, certo, si avvantaggia di vuoti normativi ma nasce da una configurazione sociale molto precisa. Le generazioni precedenti, infatti, mettevano su famiglia in un periodo di vita che oggi riterremmo precoce, tra i 20 e i 30 anni. Oggi, si tratta di obiettivi difficilmente perseguibili per motivi di studio, carriera e stabilità lavorativa. Si giunge, pertanto, a cercare un figlio quando le possibilità di concepirlo sono percentualmente ridotte ed è elevato il rischio di patologie o complicanze. Inoltre, in determinati contesti si è diffusa un’idea performativa di prole, ovvero “il figlio lo voglio e lo voglio come dico io”; insomma un pensiero da deriva eugenetica.
Perciò, da una parte, i life parcel sono mossi per soddisfare un mercato di coppie che chiedono aiuto alla medicina moderna al fine di poter concepire un figlio desiderato a coronamento di un progetto familiare; dall’altra, il mercato soddisfa l’esigenza di quanti non vogliono affidarsi alla Natura per la selezione dei caratteri fenotipici e persino comportamentali della prole e, piuttosto, vogliono sostituirsi ad essa per evitare incertezze e figli considerati brutti o inadeguati. D’altronde miliardari come Brian Armstrong e Sam Altman investono in start up che si occupano di screening ed editing genetico per gli embrioni, così da permettere ai genitori di selezionare gli embrioni con il più alto potenziale di salute e sceglierne i tratti specifici analizzando fino a venti embrioni differenti; esattamente con lo stesso pensiero di base che guida l’acquisto dell’auto nuova. E se i miliardari investono in queste realtà commerciali è perché, a monte, qualcuno ha costruito una società che sviluppasse quell’esigenza: non è la domanda che costruisce il mercato ma il mercato che costruisce la domanda e plasmare la società a piacimento è essenziale affinché ciò accada.
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