🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 5’14” con la voce di Emma)
I cartoni animati sono da sempre una componente fondamentale dell’infanzia dei piccoli, agendo non solo come fonte di intrattenimento, ma anche come potenti veicoli di apprendimento e agenti di socializzazione. Ciò detto, le proposte d’animazione hanno subìto una trasformazione radicale dagli anni d’oro dei classici al rapido flusso dei contenuti moderni. Dal punto di vista psicopedagogico, le differenze tra i cartoni animati del passato e quelli di oggi sollevano importanti riflessioni sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini.
Le produzioni classiche, come Heidi, L’Ape Maia, Anna dai Capelli Rossi, Goldrake, Holly e Benji o i classici Disney, erano spesso caratterizzate da un’estetica visiva piĂą semplice e, soprattutto, da un ritmo narrativo piĂą lento e dialoghi piĂą strutturati. Il ritmo piĂą pacato e le transizioni di scena meno frenetiche fornivano ai piccoli spettatori il tempo necessario per elaborare le informazioni, comprendere le sequenze narrative e sviluppare la capacitĂ di concentrazione. Come suggeriscono alcuni studi, contenuti con un ritmo piĂą lento hanno una correlazione meno negativa, o addirittura positiva, sulla capacitĂ di attenzione e sulle funzioni esecutive dei bambini in etĂ prescolare.
Molte serie degli anni ’80 e ’90, in particolare gli anime giapponesi, si concentravano su temi come:
- identitĂ di gruppo e sacrificio, veicolando l’importanza dell’amicizia, del gioco di squadra e del superamento delle difficoltĂ , pensiamo a Mila e Shiro o Capitan Harlock;
- la costruzione dei personaggi che si sviluppava in archi narrativi complessi, con sfumature emotive piĂą marcate, permettendo una piĂą profonda identificazione e comprensione dell’elaborazione emotiva;
- i valori morali espliciti trasmessi attraverso trame che si concentravano sulla lezione morale finale o sul concetto di giustizia e perseveranza.
Invece, le produzioni animate contemporanee, spesso realizzate con animazioni 3D fotorealistiche e pensate per piattaforme on-demand, si distinguono per un ritmo estremamente accelerato, un montaggio rapido e un uso massiccio di effetti sonori e visivi “shock“. Molti esperti e neuropsichiatri mettono in guardia contro i rischi della sovrastimolazione sensoriale. Cartoni con cambi di scena troppo rapidi e stimoli uditivi eccessivi possono infatti:
- interferire con l’autoregolazione poichĂ© la stimolazione continua può rendere difficile per il bambino accettare attivitĂ meno frenetiche ma essenziali per lo sviluppo, come il gioco simbolico, la lettura o l’interazione sociale reale;
- compromettere la funzione esecutiva, come emerso da alcune ricerche – ad esempio un’analisi sui bambini che guardano SpongeBob con un ritmo frenetico – hanno mostrato che pochi minuti di visione ad alta velocitĂ possono ridurre significativamente le capacitĂ cognitive, la concentrazione e l’impulsivitĂ nei bambini piccoli. Il cervello è indotto a “correre dietro” al contenuto, senza avere il tempo di riflettere.
Analizzandoli piĂą nel dettaglio, i contenuti moderni si muovono su due estremi. Da una parte, narrazioni complesse che si focalizzano sull’empatia. Così possiamo trovare alcuni prodotti moderni – come Inside Out, Bluey, Daniel Tiger – che eccellono nell’esplorazione di concetti complessi come la gestione delle emozioni, spesso con l’intento esplicito di supportare l’educazione emotiva. Dall’altra parte, osserviamo la proposta di modelli comportamentali semplificati. Infatti, ci sono serie per la prima infanzia che presentano personaggi molto dinamici, talvolta egocentrici o poco inclini a valutare le conseguenze delle loro azioni, come evidenziabile nella vivacitĂ di Masha o, in alcune letture, la natura “tirannica” di Peppa Pig. Personaggi similari offrono modelli comportamentali che potrebbero non favorire immediatamente la cooperazione o la riflessione sulle proprie azioni.
In conclusione, la differenza fondamentale tra i cartoni di una volta e quelli moderni risiede nella qualitĂ del tempo di visione offerto al bambino. I cartoni classici favorivano un’esperienza piĂą meditativa, supportando lo sviluppo della concentrazione e dell’elaborazione narrativa ed emotiva. Invece, i cartoni moderni ad alto stimolo, pur essendo tecnicamente piĂą evoluti, rischiano di creare un’abitudine alla stimolazione continua che può compromettere la capacitĂ di restare concentrati su attivitĂ meno immediate o di auto-consolarsi senza lo schermo. Gli specialisti raccomandano un approccio critico e guidato, ovvero non demonizzare lo schermo in sĂ©, ma limitare l’esposizione (soprattutto sotto i 2 anni, come raccomanda l’OMS), e privilegiare contenuti con ritmo lento, narrazione semplice e, se possibile, condividere la visione per trasformare il cartone in uno stimolo al dialogo, al disegno e alla riflessione critica.














