๐ง Ascolta lโarticolo โถ๏ธ (durata 3’44” con la voce di Remy)
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Ci raccontarono in mille modi che lโallargamento a Est avrebbe reso lโEuropa piรน grande, piรน unita, piรน forte.
Un continente finalmente riunificato dopo il Novecento delle frontiere e dei muri.
Sembrava lโalba di un nuovo equilibrio, e invece fu lโinizio del suicidio geopolitico dellโEuropa.
Dietro i brindisi di Bruxelles cโera un disegno piรน antico: inglobare Stati che ragionavano in chiave russofoba, per saldare definitivamente il destino europeo agli Stati Uniti.
Unโintegrazione apparente che in realtร consolidava la subordinazione.
Le รฉlites economiche europee accettarono quel compromesso con entusiasmo.
Avevano intravisto un vantaggio immediato: la forza lavoro a basso costo dellโEst come cavallo di Troia per comprimere i salari interni e raffreddare lโinflazione.
Per qualche anno lโingranaggio parve perfetto. Le imprese producevano, le statistiche sorridevano, e a Bruxelles si cantava il successo del โmercato unicoโ, mentre i Paesi nordici umiliavano i Paesi โsudiciโ, convertendo il dominio economico in dominio morale.
Chiaramente, non era progresso: era dumping sociale travestito da integrazione.
Era lโavvio di un processo che disgregava le basi materiali della cittadinanza in tutta la UE.
Eppure, Prodi ancora gongola.
Alla fine, il meccanismo si รจ fracassato.
La rottura con la Russia, la fine del flusso di materie prime a basso costo e lโaumento dei costi energetici hanno svelato la veritร : il capitalismo europeo non produce piรน ricchezza reale.
Vive di rendite, di capital gain finanziari, di scommesse sui derivati che durano solo finchรฉ regge il dollaro.
Il capitale produttivo si รจ liquefatto nella finanza, e la politica รจ diventata la sua maschera.
Stellantis ne รจ lโemblema: il capitale produttivo si รจ disfatto della produzione, ma non del potere, sempre piรน apolide.
Nelle porte girevoli delle
funzioni apicali delle istituzioni europee e delle cancellerie degli Stati vediamo transitare gente che sta con BlackRock, con i Rothschild, con Goldman Sachs, con gli avvocati della City.
Ecco perchรฉ le รฉlite europee oggi non fuggono la guerra: la inseguono.
Si dirร : รจ follia. No, รจ istinto di sopravvivenza.
Il riarmo e la cultura della guerra servono a legare gli Stati Uniti al continente, a impedire qualunque disimpegno concordato con Mosca che sancirebbe la marginalitร definitiva dellโEuropa.
ร lโultima colla per tenere insieme un edificio che altrimenti crollerebbe di botto.
Cosรฌ lโEuropa, da presunto progetto di civiltร , รจ diventata una miniera a cielo aperto.
Le sue classi medie, i risparmi, la conoscenza, il lavoro, perfino il patrimonio culturale sono trattati come giacimenti da sfruttare finchรฉ cโรจ qualcosa da estrarre.
Le รฉlite europeiste trattano i popoli come miniere da svuotare in fretta: il valore accumulato in generazioni durerร una sola generazione.
Rappresentanza? Zero.
Il loro mestiere รจ manipolare e stroncare il dissenso.
Non รจ una teoria: basta misurare lโastensionismo e la popolaritร finta dei leader. Basta vedere quante misure liberticide e quanti attacchi contro le forze politiche scomode al sistema stanno architettando.
Votano ormai soprattutto i clienti del sistema.
Lโimportante รจ restare nel punto della catena alimentare dove arriva ancora un frammento di ricchezza. Dicono di essere nati dalla rimozione del muro di Berlino, ma ora si proteggono con il muro di Kiev.
Dopo di loro, le macerie.
E sopra quelle macerie tenteranno di raccontarci ancora โ come un Mattarella o un Draghi qualsiasi โche โla sovranitร europea รจ il nostro destinoโ.
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