🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’43” con la voce di Florian)
Senza sovranità non c’è pace, né dignità: solo silenzio e servitù. Questo è l’ultimo grido di una nazione prigioniera.
Onorevoli e Senatori Sardi a Roma, presunti rappresentanti della Repubblica Italiana,
vi scrive non un suddito, ma un uomo libero nato in Sardegna, stanco di assistere all’oltraggio con il quale la mia terra viene imprigionata. Da troppo tempo, la nostra Isola non è trattata come parte integrante e attiva dello Stato, ma come un volgare possedimento, una colonia da spremere, una pedina sacrificabile sui vostri scacchieri geopolitici.
Noi Sardi siamo all’esasperazione. Siamo stanchi di ingoiare decisioni calate dall’alto – da Roma, da Bruxelles e, peggio, dai corridoi di Washington – senza un briciolo di rispetto per la volontà e la sovranità del Popolo Sardo.
La Sardegna non è una discarica bellica. Non è un poligono. Siamo stanchi di essere ridotti a bersaglio militare per le vostre esercitazioni, a deposito di scorie belliche, a “vuoto strategico”. Le pale eoliche e il fotovoltaico servono solo per fare da sfondo ai giochi di potere delle vostre alleanze.
La Sardegna non è una base militare. È una Nazione. Con una storia incisa nella pietra, una lingua viva e un popolo che rivendica il diritto sacrosanto di decidere, in autonomia e senza ricatti, il proprio futuro.
In politica estera, ci usate.
In politica militare, ci occupate.
In politica economica, ci marginalizzate.
L’Italia ci ha imposto le servitù militari più estese d’Europa.
Oltre il 60% delle aree militari italiane si trovano qui, in Sardegna, a discapito della salute, dell’ambiente, e della possibilità stessa di costruire un’economia indipendente e sostenibile. Ci dite che tutto questo è “per la sicurezza nazionale”; la vostra sicurezza non quella sarda. Di quale nazione parlate? Perché non parlate certo della nostra.
Le bombe non portano lavoro, portano tumori.
Le basi NATO non portano pace, portano subordinazione.
Le esercitazioni internazionali non ci difendono, ci espongono.
E mentre voi vi riempite la bocca di autodeterminazione e diritti umani per popoli lontani, negate sistematicamente ogni voce e dignità a chi avete sotto al naso. L’ipocrisia è il vostro vessillo.
Noi Sovranisti Sardi diciamo BASTA!
Vogliamo infrangere il vostro silenzio strategico che ci soffoca.
Vogliamo che la Sardegna abbia voce in capitolo in ogni trattativa che la riguarda, a partire da quella militare.
Vogliamo relazioni dirette con le altre nazioni e regioni del Mediterraneo. Non come appendice dell’Italia, ma come soggetto politico in grado di decidere in autonomia, degno e rispettato.
Perché, se la Sardegna non può decidere della propria terra, delle proprie acque, delle proprie relazioni internazionali, allora questo non è il patto di una Repubblica: è un atto di occupazione.
E voi, signori politici sardi e italiani, siete i complici necessari di questo esproprio. Con il vostro assordante silenzio, con la vostra ottusa ignoranza, o – il che è peggio – con il vostro cinico calcolo.
La Sardegna non vi appartiene. Non è la vostra merce da barattare nei vertici NATO. Non è la vostra lavagna da bombardare in nome di una “sicurezza atlantica” che non ci tutela. Non è vostra da svuotare per interessi stranieri.
O ci restituite la Sovranità, oppure ce la riprenderemo.
Con la potenza delle idee, con l’arma del voto, con la lotta culturale, civile e inesorabile.
Perché nessun popolo può essere libero se è muto davanti alla distruzione del proprio territorio, e nessuna democrazia è legittima se costruita sull’esproprio della volontà popolare.














