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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta indirizzata a Marco Rizzo da Giovanni Iuorio, ex membro del Direttivo romano di DSP ed ora estromesso in ragione delle scelte divisive operate dai rizziani.Â
“Caro” Marco Rizzo,
le scrivo per esprimerle la mia piĂą sincera – quasi commossa – ammirazione. Vede, nella vita si incontrano molte persone, ma poche possiedono quel talento così infimamente politico di riconoscere il valore di un’idea altrui, innamorarsene all’istante e, con un colpo di prestigio degno del miglior palcoscenico, impossessarsene subdolamente.
Ci vuole spregiudicatezza e memoria selettiva per far sparire il legittimo autore nel nulla e prendersi i riflettori.
Un vero tocco da maestro.
A dire il vero, inizio a pensare di avere una specie di superpotere: quello di fare da “suggeritore di buone idee ” per i politici come lei in crisi di inventiva.
Mi tornano in mente i tempi in cui partorii l’idea della Radio dei Verdi (eravamo intorno al 2000, anno piĂą anno meno). Ne parlai all’allora segretario nazionale e poi, nel silenzio piĂą totale, scoprii dalle pagine di Repubblica (ahimè, allora la leggevo!) che quel progetto stava magicamente vedendo la luce.
O i tempi in cui proposi all’allora responsabile ambiente della giunta Raggi un piano Win Win Win per chiudere il ciclo dei rifiuti di Roma; questione ancora irrisolta. Anche in quell’occasione, la miseria umana dell’individuo lo indusse a correre a rivenderselo come farina del proprio sacco direttamente all’amministratore unico di AMA.
Dunque, considerati i precedenti, pensavo di aver giĂ dato il mio contributo alla beneficenza intellettuale.
E invece no, “caro” Rizzo: oggi il protagonista di quello stesso miserabile copione è lei.
Sono certo che la sua disperata ricerca di un briciolo di visibilitĂ , non le avrĂ fatto dimenticare i nostri messaggi su WhatsApp del 6 marzo scorso. Sa, quelli che conservo accuratamente come cimeli insieme agli altri che seguirono.
In quei giorni, in Svizzera, si votava per mettere il contante in Costituzione e io le proposi di fare lo stesso in Italia. Glielo rammentai il 21 marzo, mentre stava partendo la proposta di legge di iniziativa popolare sulla neutralitĂ dell’Italia (che io stesso ho orgogliosamente firmato come promotore). La sua risposta di quel giorno fu un capolavoro di strategia: prima dovevamo portare a casa la neutralitĂ , ma mi concesse di proseguire il mio lavoro in totale riservatezza.
La mia fu una riservatezza quasi commovente. Tant’è che il 19 maggio, quando le ricordai che il lavoro procedeva e che ne avevo parlato anche con Massimo Mazzucco (il quale si curò poi di chiamarla), lei mi raccomandò di nuovo, come un mantra: «Totale riservatezza».
Solo oggi, guardandola sbandierare questa iniziativa come sua, in rete e ovunque riesca ad infilare la presenza sua o di qualcuno dei suoi accoliti, capisco finalmente il senso di tanto segreto: non dovevo proteggere l’idea dagli avversari politici, ma dal rischio che qualcuno scoprisse chi l’aveva realmente concepita prima che lei potesse metterci sopra l’etichetta con il suo nome.
Ebbene, stanti così i fatti, da politico di lungo corso e dalla lunghissima (nonché tormentata) carriera, vorrà mica sottrarsi a queste quattro, semplicissime domande?
- Si è sempre comportato così nel corso della sua “gloriosa” storia politica o è una dote che ha affinato con gli anni?
- Ha davvero bisogno di questi mezzucci per rimediare una comparsata televisiva o quel briciolo di visibilitĂ che sa benissimo di non poter ottenere con le sue inesistenti capacitĂ ?
- Non le rimorde mai la coscienza – ammesso che questa parola sia presente nel suo ripetitivo dizionario – nel compiere bassezze del genere?
- Con quale faccia si presenta oggi davanti alle telecamere a raccontare che il suo gruppo di reduci ha avuto questa pensata?
In attesa di risposta, che dire? L’idea resta ottima – sia chiaro – perchĂ© è mia e non vostra. La paternitĂ delle idee non si cancella con un post sui social o un comunicato trionfale.
Infine, pongo a me l’ultima domanda: quale sarĂ la prossima idea altrui che deciderĂ di scippare in giro per conquistare un altro millimetro di quel palcoscenico che – ne è consapevole – sta franando sotto i suoi piedi?
Con sincera disistima,
Giovanni Iuorio














