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Le startup e l’editing genomico dei nuovi nascituri

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L’avanzamento delle biotecnologie, in particolare le tecniche di gene editing come CRISPR-Cas9, ha aperto scenari un tempo fantascientifici, inclusa la possibilitĂ  di modificare il DNA umano nelle prime fasi di sviluppo embrionale. Questo campo, noto come modifica della linea germinale umana, attira l’attenzione di alcune startup con l’obiettivo dichiarato di prevenire malattie ereditarie o, potenzialmente, di introdurre tratti di enhancement, tradotto “di miglioramento”, e non terapeutici.

Nonostante i divieti e le profonde preoccupazioni etiche a livello globale, alcune nuove imprese, spesso finanziate da ricchi investitori del settore tech, stanno cercando di superare le barriere normative e bioetiche. La motivazione principale dichiarata è l’eliminazione di malattie genetiche gravi e incurabili prima della nascita. Tuttavia, le mire espansionistiche del mercato potrebbero facilmente scivolare verso la selezione di tratti non patologici, aprendo il dibattito sui cosiddetti “designer babies“.

Infatti, alcune startup esplorano la possibilitĂ  di editare embrioni per prevenire disturbi ereditari e, a lungo termine, per migliorare potenzialmente tratti come l’intelligenza o altre caratteristiche. In sostanza, stiamo parlando eugenetica e lo scenario che si apre non è esattamente edificante. Questi tentativi sollevano il timore che la ricerca venga spinta da considerazioni commerciali e dalla ricerca del profitto, bypassando le cautele etiche e di sicurezza.

La modifica della linea germinale umana rimane una “linea rossa” globale. Oltre 70 paesi vietano o limitano l’editing genetico negli embrioni destinati alla riproduzione. Le criticitĂ  si possono raggruppare in tre aree principali:

1. rischi tecnici e di sicurezza – L’editing genetico, in particolare su embrioni, presenta rischi significativi e non pienamente compresi come effetti off-target; in pratica, modifiche genetiche indesiderate in regioni del genoma diverse da quella bersaglio. Questi effetti possono creare nuovi, potenzialmente piĂą gravi, problemi di salute nel nascituro virtualmente trasmissibili alle generazioni future;

2. questioni etiche e sociali – Il dibattito etico è il piĂą acceso e riguarda l’impatto a lungo termine sulla societĂ , poichĂ© l’elevato costo di queste procedure le renderebbe accessibili solo a una Ă©lite. Ciò creerebbe un divario genetico ed economico tra chi può “migliorare” i propri figli e chi no, perpetuando le disuguaglianze sociali a livello biologico. Inoltre, come giĂ  detto, l’uso di queste tecnologie, anche se inizialmente limitato alla cura di malattie gravi, potrebbe facilmente condurre a una eugenetica di mercato, dove i genitori selezionano i tratti estetici o cognitivi desiderati, portando a una riduzione della diversitĂ  umana. Per concludere, un embrione non può dare il consenso alla modifica del proprio genoma. La decisione è presa esclusivamente dai genitori in assenza di una patologia evidente, sollevando dubbi sull’autonomia del futuro individuo;

3. mancanza di regolamentazione e consenso – La rapiditĂ  dello sviluppo tecnologico sta superando il ritmo della discussione etica e della legislazione, sovente non al passo con le questioni etiche poste dall’utilizzo di determinate tecnologie sulle quali, peraltro, non esiste un ampio consenso della societĂ , rendendo qualsiasi applicazione clinica attuale “irresponsabile”.

Questo scenario complesso richiede un attento bilanciamento tra il potenziale terapeutico e le implicazioni etiche e sociali a lungo termine. La pressione di alcune startup in questo settore rischia di mettere a repentaglio le necessarie cautele. La controversia, ormai piĂą di dominio pubblico, dietro l’editing del genoma del nostro cibo offre un esempio dei timori etici legati alla modifica del genoma.

Fonti consultate

  • Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) il quale sottolinea la necessitĂ  di risolvere i problemi di efficacia e sicurezza e di raggiungere un ampio consenso sociale prima di qualsiasi uso clinico della modifica della linea germinale;
  • Organizzazione Mondiale della SanitĂ  (OMS) che ha espresso preoccupazioni e linee guida, sconsigliando l’uso clinico fino a quando non saranno risolti i problemi di sicurezza e governance;
  • la rivista scientifiche Nature che ha spesso ospitato appelli da parte di scienziati ed esperti di bioetica per una moratoria sull’editing della linea germinale umana a causa degli sconosciuti rischi per la salute.

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