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Le finestre rotte della telecronaca

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’29” con la voce di Remy)

C’è una vecchia teoria sociologica, quella delle “finestre rotte”: in un quartiere ordinato qualcuno spacca il vetro di un’auto e nessuno interviene. Dopo una settimana l’auto ha perso gli specchietti, dopo un mese è una carcassa, dopo un anno il quartiere intero ha imparato la lezione: qui il degrado è di casa. Non serve un cataclisma per rovinare un luogo. Basta un vetro che nessuno si prende la briga di riparare.

Ora trasferiamo l’esperimento dal parcheggio al teleschermo.

Da anni la Rai affida le partite più importanti – oggi addirittura i Mondiali – a Lele Adani, un commentatore che ha scambiato il microfono per un megafono e l’epica per l’apnea. Non serve citarne il repertorio, né dargli altro spazio: chiunque abbia acceso la televisione conosce quei versi belluini che si abbattono sul gol come una grandinata sul lamierino. L’intenzione, si capisce, sarebbe innalzare il calcio a poesia. Il risultato è una poesia gracchiata dentro un citofono, tra frasi roboanti e squilibrate. Eppure questo è il Paese che ha raccontato lo sport con Gianni Brera, che per il pallone inventò parole finite nei dizionari, e con Beppe Viola, che con mezza frase ironica diceva più di novanta minuti di urla. Erano scrittori prestati al calcio. Oggi il calcio è prestato agli urlatori più sgraziati. E qui torna la finestra rotta. Quando la sguaiataggine non solo viene tollerata ma premiata con le telecronache di punta, il messaggio al quartiere è limpido: si può fare, anzi conviene. E infatti il quartiere – la televisione, il dibattito pubblico, il linguaggio tutto – è irriconoscibile da un pezzo. Non siamo al primo vetro: siamo a un isolato punteggiato di carcasse arrugginite e bruciate. Ma proprio per questo si può ripartire da un vetro. La Rai è un servizio pubblico, pagato da milioni di abbonati che hanno diritto a una partita senza recita sovrapposta. E allora, senza giri di parole: a viale Mazzini qualcuno si assuma la responsabilità di togliere Adani dalle telecronache, non domani, ora. Censura? Ma quando mai: è solo sana manutenzione. Il microfono va restituito a chi sa usarlo senza mangiarlo, innanzitutto. Poi il calcio va restituito a chi sa raccontarlo senza aggredirlo, e le orecchie di un intero Paese a un po’ di sacrosanto silenzio. Il quartiere è compromesso, d’accordo. Ma salvateci almeno l’udito.

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