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Il concetto di “società post-alfabetizzata” (dall’inglese post-literate society) descrive un’ipotetica o emergente trasformazione culturale in cui l’alfabetizzazione tradizionale – la capacità di leggere e scrivere testi complessi – perde la sua centralità a causa della predominanza delle tecnologie multimediali e dei contenuti digitali veloci. Non si tratta di un ritorno all’analfabetismo, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui le persone comunicano, apprendono e interagiscono con l’informazione.
L’idea della società post-alfabetizzata è stata teorizzata già nel 1962 da Marshall McLuhan in The Gutenberg Galaxy, sebbene oggi abbia assunto un significato più tangibile con la diffusione capillare di internet, degli smartphone e dei social media.
Il punto centrale è che il consumo di informazioni si è spostato dai testi lunghi e strutturati (come libri e articoli complessi) a formati brevi, frammentati e ad alto coinvolgimento, dominati da immagini, video e snippet di testo (come i post sui social e i memi).
Questo cambiamento sta modellando un nuovo tipo di cognizione e di comunicazione caratterizzati dal fatto che:
- l’apprendimento e la comprensione avvengono sempre più attraverso il riconoscimento rapido di modelli simbolici e pattern visivi, piuttosto che attraverso la lettura lineare e analitica;
- siamo esposti a un flusso costante di input multimediali dispersi e disgiunti, spesso elaborati simultaneamente su più schermi. Questa frammentazione contrasta con la linearità e la struttura sequenziale del pensiero tipografica che ha caratterizzato la cultura alfabetizzata per secoli;
- i contenuti ad alto coinvolgimento sono pensati per l’immediatezza e l’emozione, addestrando il cervello a cercare gratificazione rapida e rendendo la concentrazione prolungata su testi più lunghi una sfida.
La transizione a una cultura in cui la parola scritta non è più il veicolo primario di significato comporta diverse conseguenze.
1. Dominanza visiva e multimediale – Nella società post-alfabetizzata, la comunicazione è multimodale. L’esperienza utente sostituisce in parte il linguaggio come veicolo principale di significato. L’informazione viene veicolata da un insieme di elementi che includono immagini, suoni, testo breve, tono ed emozione. I video, gli audio-libri e i contenuti visivi sostituiscono il testo scritto come formato predefinito per il consumo di massa.
2. Illiteracy funzionale e calo del ragionamento critico – Nonostante l’alta diffusione dell’alfabetizzazione di base, si osserva un aumento dell’analfabetismo funzionale. Molti individui sono in grado di leggere, ma faticano a comprendere testi complessi, astratti o ricchi di sfumature. Il discorso online riflette spesso una carenza di pensiero critico, dove si salta alle conclusioni senza comprendere il contesto, un effetto amplificato dalla velocità e dalla brevità della comunicazione digitale.
3. Camere dell’eco e polarizzazione – Le piattaforme digitali, guidate da algoritmi, tendono a privilegiare l’impegno emotivo rispetto all’educazione e alla diffusione di informazioni approfondite. Ciò può portare alla creazione di “camere dell’eco” che rafforzano interpretazioni superficiali o disinformazione. L’attenzione si sposta dall’impegno con diverse prospettive (necessario per distinguere fatti da opinioni e gestire l’ambiguità) al consumo passivo di contenuti che confermano le proprie opinioni.
4. Spostamento dalla logica alle vibes – La comunicazione si allontana dalla logica e dalla linearità per muoversi verso una modalità di cognizione più fluida e guidata dalle vibes (sensazioni). L’apprendimento non avviene più leggendo istruzioni, ma facendo (learning by doing), guidati dall’intuitività del design e dell’esperienza utente.
La società post-alfabetizzata pone, dunque, una sfida educativa e sociale cruciale: come mantenere e coltivare le abilità di comprensione, pensiero critico e comunicazione sfumata in un ambiente che le disincentiva.
La risposta non è il rifiuto della tecnologia, ma la necessità di sviluppare una “media literacy” o “transliteracy” più avanzata. Ciò significa educare gli individui non solo a leggere e scrivere (che rimangono competenze basilari), ma anche a navigare, analizzare e creare contenuti attraverso i molteplici formati mediatici, distinguendo la qualità, il contesto e le intenzioni dei messaggi in un ecosistema informativo complesso e in rapida evoluzione.














