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L’Algoritmo del desiderio: come i siti dopaminergici stanno riprogrammando l’essere umano

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 6’34” con la voce di Emma)

Partiamo con una domanda: in che modo gli stimoli continui offerti da Internet stanno cambiando la nostra biologia e la nostra società?

E, per rispondere, facciamo un passo indietro.

La dopamina viene spesso definita l’ormone del piacere, ma la neuroscienza moderna ci dice qualcosa di diverso: la dopamina è il neurotrasmettitore dell’anticipazione del piacere, ovvero non si attiva quando otteniamo una ricompensa, ma quando la cerchiamo.

I moderni social media, le piattaforme di streaming e i siti di e-commerce sfruttano un meccanismo psicologico del quale in questo blog abbiamo parlato altre volte, quella che si chiama ricompensa intermittente a rapporto variabile.

Le piattaforme digitali replicano questo esatto schema attraverso funzioni specifiche:

  1. lo scroll infinito – Eliminando le pagine da voltare o i tasti “avanti”, il cervello non incontra mai un punto di arresto naturale. C’è sempre un potenziale nuovo contenuto subito sotto;
  2. le notifiche imprevedibili – Un “like”, un commento o un messaggio non arrivano a scadenze fisse. L’incertezza spinge a controllare continuamente lo schermo;
  3. video brevi a scorrimento verticale – Formati rapidi che saturano l’attenzione in pochissimi secondi, perfetti per iniettare micro-dosi di novità biologica a ciclo continuo.

L’esposizione prolungata a questi ambienti digitali iper-stimolanti non è priva di conseguenze; detto diversamente, l’essere umano vi si sta adattando. Ma a quale prezzo?

  1. La nostra capacità di concentrazione profonda è in netta flessione. Quando il cervello si adatta a ricevere stimoli visivi e gratificazioni ogni 6-10 secondi, attività lineari e lente come la lettura di un libro, lo studio o l’ascolto di un discorso articolato iniziano a sembrare intollerabili.
  2. La noia, che storicamente è stata il motore della creatività e dell’auto-riflessione, viene oggi sistematicamente eradicata. Al primo vuoto temporale (in fila alla cassa, al semaforo, in ascensore), estraiamo lo smartphone per anestetizzare l’attesa.

Quel che è più inquietante è che siamo passati dal ricordare le informazioni al ricordare dove trovare le informazioni. Se da un lato questo ci rende incredibilmente efficienti nel reperire dati, dall’altro sta svuotando la nostra memoria di lavoro a lungo termine. Senza una solida struttura di conoscenze interne, diventa difficile connettere concetti complessi in modo autonomo, rendendoci più vulnerabili a narrazioni polarizzanti, fake news e risposte iper-semplificate fornite dagli algoritmi.

I siti dopaminergici monetizzano la nostra attenzione basandosi sulle interazioni; tuttavia, i “ponti” digitali che creiamo spesso non sostituiscono i legami biologici di cui abbiamo bisogno. Il paradosso è evidente: siamo la società più interconnessa della storia umana, eppure i tassi di solitudine percepita e di ansia sociale, specialmente tra i nativi digitali, sono a livelli record.

Per comprenderne l’impatto a lungo termine, basta guardare come si modificano le nostre risposte agli stimoli quotidiani. In pratica, e ne fanno esperienza in tantissimi, proprio come avviene con le sostanze stupefacenti, l’esposizione continua a picchi artificiali di dopamina porta il cervello a considerare le normali attività quotidiane grigie, noiose e prive di interesse. Il punto cruciale di questo assetto neurologico risiede nell’asimmetria del rapporto: attualmente non siamo utenti che consumano un prodotto, ma risorse biologiche che vengono consumate da algoritmi predittivi.

Sviluppare una consapevolezza critica significa riprendere il controllo del proprio tempo e dei propri circuiti neurali, imponendo limiti strutturali all’uso dei dispositivi e riscoprendo il valore del silenzio visivo, della lentezza e dell’attenzione sostenuta. Solo così potremo evitare che lo strumento più potente mai creato dall’uomo finisca per ridefinire l’uomo stesso a sua immagine e somiglianza.

Se il meccanismo della ricompensa intermittente funziona con i social, trova però la sua massima espressione commerciale nei moderni siti di e-commerce, in particolare in quelli di fast-fashion o oggettistica a basso costo (i cosiddetti “siti d’acquisto compulsivo”).

Queste piattaforme non vendono semplicemente oggetti; vendono la scarica di dopamina legata all’atto dell’acquisto. Il cervello prova il picco massimo di eccitazione nel momento in cui seleziona il prodotto e clicca “acquista”, non quando il pacco arriva a casa. L’attesa del pacco diventa essa stessa parte del loop dopaminergico. Per massimizzare questo effetto, i finti siti d’acquisto (o le piattaforme iper-ottimizzate) utilizzano leve psicologiche aggressive come i timer di scadenza fittizi che generano urgenza, inibendo la corteccia prefrontale (la parte razionale del cervello) e lasciando il controllo al sistema limbico (emotivo), o come la gamification dello shopping basata sulle ruote della fortuna da girare per ottenere sconti e su pop-up continui che dicono “Marco da Milano ha appena acquistato questo oggetto”. In questo modo subdolo il cervello percepisce l’acquisto come una gara o un gioco, abbassando la percezione del valore del denaro reale.

C’è poi un altro aspetto fondamentale in cui Internet ha modificato la nostra esperienza biologica: la fruizione passiva delle azioni altrui. Vi sono taluni ai quali è sufficiente guardare un video di qualcuno che morde un panino succulento, o che fuma una sigaretta con aria rilassata, per provare una strana forma di appagamento, o al contrario, un desiderio improvviso e irrefrenabile. Questo fenomeno biologico è guidato dai neuroni specchio. Si tratta di una classe di neuroni che si attiva sia quando compiamo un’azione in prima persona, sia quando osserviamo qualcun altro compiere la stessa azione. In pratica, attraverso lo schermo, il nostro cervello non è più in grado di distinguere tra un’esperienza vissuta realmente e una simulata visivamente. Internet è diventato un gigantesco amplificatore di comportamenti specchio, capace di trasferire desideri, dipendenze e soddisfazioni artificiali da un corpo all’altro, semplicemente attraverso il riflesso di un pixel.

 

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