🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 7’03” con la voce di Nicola)
Il nostro Paese non è stato sconfitto: si è arreso!
L’Italia non è in ginocchio perché qualcuno l’ha tradita dall’esterno, ma perché dall’interno ha smesso di credere che valga la pena combattere democraticamente per cambiarla. Proprio così, una larga parte degli Italiani ha ormai rinunciato all’idea stessa di incidere politicamente in modo diretto e responsabile. Non c’è più una reale disponibilità a sporcarsi le mani, a prendersi un rischio, a farsi carico di una quota di sovranità. La maggioranza delle persone ha di meglio da fare che assumersi un impegno politico vero, continuo, scomodo. La politica è tollerata solo come spettacolo o come opportunità, mai come dovere. Tutti aspettano che qualcun altro faccia il lavoro, salvo poi presentarsi quando il risultato è già garantito.
La partecipazione politica è diventata una sorta di investimento a basso rischio: si entra solo quando il progetto è già grande, strutturato, vincente. È un atteggiamento opportunistico che nella storia italiana si è già visto più volte. Dopo il 1943, ad esempio, molti “antifascisti dell’ultima ora” salirono sul carro della Liberazione quando il Regime era ormai crollato, cancellando con sorprendente rapidità vent’anni di consenso, adesione o silenzio complice. Cambiare bandiera non venne percepito come un’eccezione morale, ma come una strategia di sopravvivenza sociale.
Lo stesso schema si ripete ciclicamente. Ogni tentativo di rinnovamento politico viene osservato da lontano, con scetticismo e comodità: se fallisce, era inevitabile; se cresce, allora diventa improvvisamente interessante. Ma quasi nessuno è disposto a sostenerlo quando è fragile, quando richiede sacrificio, esposizione personale, tempo sottratto alla propria zona di comfort.
Insomma, è molto più comodo delegare tutto, lamentarsi di tutto e poi adattarsi a qualsiasi potere vinca. Tutti dicono di voler cambiare l’Italia, ma solo a patto che siano altri a rischiare per primi. Tutti sono pronti a salire a bordo, ma solo quando la nave è già in porto.
Questo atteggiamento rivela un nodo più profondo: l’italiano medio non rifiuta la politica perché “disilluso”, ma perché non vuole responsabilità.
Parlo di responsabilità perché fare politica, anche in forme minime, significa:
1. rispondere delle proprie scelte, non solo rivendicare diritti o lamentare risultati;
2. accettare il rischio del fallimento, senza potersi rifugiare nel “ve l’avevo detto”;
3. esporsi pubblicamente, mettendoci il nome, la faccia, il tempo e talvolta relazioni e opportunità;
4. condividere il peso delle decisioni, anche quando sono impopolari o imperfette.
La responsabilità spaventa più della delusione, perché toglie alibi. Se deleghi tutto, puoi sempre accusare “la politica”, “i partiti”, “l’Europa”, “il sistema”. Se invece partecipi, anche marginalmente, diventi corresponsabile degli esiti. E questo, culturalmente, è ciò che molti evitano.
La sovranità fa paura, perché implica dover rispondere delle proprie scelte. È più facile delegare tutto, lamentarsi a posteriori e poi adattarsi al potere di turno. In questo senso, l’ipocrisia non è un vizio individuale, ma una postura collettiva consolidata.
E allora sì, forse il punto più amaro è proprio questo: un Paese che non vuole assumersi il peso della libertà finisce inevitabilmente per accettare la servitù. Non per imposizione esterna, ma per abitudine interna. Non essere mai padroni a casa nostra non è solo il risultato di vincoli economici o geopolitici, ma anche di una rinuncia quotidiana, silenziosa e comoda alla partecipazione reale.
Chi aspetta che DSP sia “grande” prima di esporsi non è prudente, è complice. Complice di un sistema che si regge proprio sull’inerzia, sull’opportunismo e sulla paura di scegliere. La storia, però, non aspetta gli indecisi. E quando, finalmente, questi decidono da che parte stare, di solito è già troppo tardi.
E tu? Sì, proprio tu…
Tu che storci il naso persino davanti a una tessera di partito da dieci euro;
tu che non trovi nemmeno un’ora per distribuire due volantini;
tu che dopo il lavoro sei sempre troppo stanco per una riunione di sezione;
tu che non provi neppure la curiosità — figuriamoci il piacere — di partecipare a un’iniziativa organizzata dai militanti;
tu che dici che “la politica fa schifo”, ma non muovi un dito per cambiarla;
tu che pretendi risultati senza esserci mai stato, che giudichi tutto dall’esterno, comodamente, senza pagare alcun prezzo, perché impegnarsi è faticoso, esporsi è rischioso, scegliere è scomodo,
dimmelo chiaramente:
vuoi essere cittadino o spettatore? Vuoi essere padrone o servo a casa tua?
Sai, la libertà non è uno slogan e la sovranità non è un’opinione. Entrambe sono il risultato di un impegno quotidiano che qualcuno deve pur assumersi. E se non sei disposto a farlo tu, lo farà qualcun altro al posto tuo. E deciderà anche per te e per i tuoi figli. Proprio per questo, concludo con una riflessione pratica. In una citazione a lui attribuita, Einstein sosteneva che “Non è possibile risolvere un problema con lo stesso livello di pensiero che sta creando quel problema”. Detto diversamente: se l’inerzia ci ha condotti a ciò che stiamo vivendo, non è continuando con l’inerzia che cambieremo le cose. Dunque, rendiamoci conto che la forza del partito e il suo slancio al cambiamento sta in ognuno di noi non nel nostro vicino – o lontano – più ardimentoso di noi. Se vogliamo essere sovrani in casa nostra, dobbiamo essere protagonisti, non comparse.















3 Commenti
Caro Nicola Buonanno.
hai fatto un appello importante, diretto a quelle figure pavide, opportuniste e che vivono la loro esistenza con lassismo intellettuale.
I cosiddetti piangiaddosso che credono di essere forti e saggi ma perennemente rifugiati nel loro astensionismo . Quell’enorme branco di pecuri turlupinati per scelta passiva e che hanno la protesta facile ma non le palle per cercare eventuali alternative politiche condivisibili da supportare. I
Insomma, abbiamo a che fare con un popolo straordinario da tanti punti di vista, ma politicamente alla deriva, dove la scelta dell’ignoranza domina.
Non si rendono conto che con le loro proteste da bar o da strada, fanno politica però poi rifuggono da questa nei contesti opportuni.
Purtroppo, come dici tu, per aggiustare questo problema occorre che accada qualcosa di forte e grave, che però danneggierà poi tutti, compresi i virtuosi, i generosi ed i capaci già attivi da tempo.
I famosi complottisti impazziti che poi, dinanzi al fatto già consumato, allora diventano ….. dei bravi Profeti.
Tipo Giulietto Chiesa, ai più sconosciuto ancora oggi.
🍾 🥂 🤝
Auguro BuonAnno a tutti gli amici & amiche sintonizzati e sincronizzati In questa nostra battaglia comune per la sopravvivenza dell’umanità.
No al gregge,
Avanti tutta a piena forza. 😉💪
Auguro BuonAnno a tutti gli amici & amiche sintonizzati e sincronizzati In questa nostra battaglia comune per la sopravvivenza dell’umanità.
No al gregge,
Avanti tutta a piena forza. 😉💪