🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’05” con la voce di Ingrid)
Domenico, nel 2024 hai autopubblicato un libro intitolato “Essere sardista nel 21° secolo”, nel quale affronti il tema del sardismo e ne identifichi l’evoluzione attuale da ideale di protesta a ideale di proposta. In questo senso, ne ridefinisci i contorni sostenendo che i sardi non devono più sentirsi “periferia” per cominciare a sentirsi “centro” della Storia. In questo modo, inviti i sardi a riappropriarsi di una coscienza politica che non sia solo etnica, ma profondamente civile e proiettata verso il futuro.
Nel tuo saggio, delinei questo come necessario passo per affrontare le sfide della globalizzazione e i nuovi assetti europei che non possono essere gestiti puntando esclusivamente sulla – pur importante – conquista avvenuta nel dopoguerra, dell’Autonomia speciale della Sardegna.
A questo punto, vorrei analizzare assieme a te i punti chiave del tuo pensiero.
Tu ritieni che l’autonomia è stata spesso vissuta come una forma di decentramento amministrativo concessa dallo Stato centrale. Puoi spiegarci questo tuo punto di vista?
L’Autonomia è vista come una concessione che può essere limitata o revocata a seconda delle esigenze dello Stato. Questo modello ha generato una cultura della “dipendenza” o del “trasferimento monetario”, nel quale la Sardegna aspetta risorse da Roma invece di gestire i propri poteri.
Tu ritieni il passaggio al sovranismo come un cambiamento di paradigma psicologico e giuridico. Cosa significa questo in concreto?
Essere sovranisti oggi significa rivendicare il diritto originario del popolo sardo a decidere sulle proprie risorse (energia, trasporti, fisco). Non si tratta di chiedere “piĂą autonomia” allo Stato, ma di esercitare la propria sovranitĂ in quanto nazione (dove nazione significa collettivitĂ consapevole sia della propria autonomia che delle proprie specificitĂ culturali), trattando con lo Stato e l’Europa da una posizione di pari dignitĂ territoriale e culturale.
Quale pensiero espresso nel tuo saggio lo sintetizza in toto?
Posso citarti questo: Il sardismo del 21° secolo deve passare dalla logica della delega alla logica della responsabilità . Non siamo autonomi perché qualcuno ci permette di esserlo, ma siamo sovrani perché riconosciamo in noi stessi la fonte del nostro diritto a esistere come popolo.
Ecco perchĂ© io dedico molta attenzione anche alla lingua sarda: il sovranismo rimane una scatola vuota se non è supportato da una forte identitĂ culturale. La lingua non è un “dialetto del passato”, ma lo strumento tecnologico e filosofico necessario per interpretare il mondo moderno con occhi sardi.
In sintesi, lingua e cultura sono, per te, i pilastri non negoziabili del passaggio al sovranismo?
Esattamente. Solo attraverso questo consapevole passaggio potremmo ambire a raggiungere la nostra emancipazione sociale e il nostro riscatto economico.














