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Il nuovo anno è appena iniziato e, giacché qualche giorno fa, io e la Redazione abbiamo avuto la curiosità di chiedere ad una nostra conterranea che vive e lavora a Monaco di Baviera come si è preparata a questo passaggio cronologico, di seguito vi riportiamo la chiacchierata tra noi intercorsa.
La nostra testimone si chiama Pina ed è una minuta campidanese che vive in Germania da 20 anni. Là è impiegata presso la LMU – Ludwig-Maximilians-Universität, nella segreteria del Dipartimento di Comunicazione e Media. Ha un figlio, Enrico – di dieci anni -, e vive con il compagno, che è tedesco.
Pina è originaria di San Sperate, il famosissimo paese-museo che diede i natali al compianto Pinuccio Sciola. Il paese che, in primavera, si veste meravigliosamente del rosa dei fiori dei peschi. Il paese che sembra abitato solo da artisti o aspiranti tali. Il paese che si chiama esattamente come il proprio santo patrono, martire scillitano nel 180 d.C. Insomma, San Sperate è uno dei paesi sardi che ha mantenuto più salde nel tempo le proprie caratteristiche distintive e che, a visitarlo, offre scoperte colorate, colte, estemporanee e, spesso, inaspettate ad ogni angolo.
Quando le propongo l’intervista, Pina è entusiasta. «Sono in Germania da molti anni, ma il legame con la Sardegna resta fortissimo», mi racconta come prima cosa.
Sappiamo bene che questo sentimento di attaccamento è ampiamente condiviso tra i nostri conterranei all’estero. Questa capacità di creare forti legami è una delle caratteristiche che rendono i sardi dei lavoratori molto apprezzati fuori dal contesto isolano, poiché tendono ad essere particolarmente affidabili e mostrano un alto livello di coinvolgimento emotivo con l’azienda o l’istituto presso il quale sono impiegati. Perciò il legame di Pina con la sua madre terra ci conferma una tendenza riscontrabile nel tempo e diffusa praticamente in relazione a qualunque subregione sarda. Ecco che ci fa immensamente piacere poterlo riscontrare una volta di più.
Pina, in questi giorni, si trova in Sardegna perché ha deciso di trascorrere nel proprio paese d’origine l’arrivo del 2026, assieme ai genitori e al figlio. Dopo aver fissato l’intervista, decidiamo d’incontrarci nel dehor di un noto chiosco-bar del paese, nel quale è possibile ammirare le sculture di Pinuccio Sciola e dei suoi collaboratori che, nel realizzarle, si ispirarono all’arte megalitica tipica della preistoria isolana. Proprio una di quelle tante attrazioni del luogo che sono tappe imprescindibili per i turisti.
«Come ti stai preparando a festeggiare?» è la prima domanda che le ho posto.
«Non sto facendo niente di eclatante; mi piace fare passeggiate nel paese e a Cagliari, mi godo momenti di tranquillità e trascorro le serate divertendomi con i giochi da tavolo assieme agli amici.»
«Che propositi hai per il 2026?» le chiedo poi, curiosa di farmi raccontare qualcosa in più su di lei.
«Cercare una nuova casa, possibilmente con un angolo verde intorno, un piccolo spazio di natura da vivere ogni giorno.»
Un proposito importante, dunque, e ben definito nel tempo. Ma, se il futuro è ben chiaro nella mente di Pina, è il passato che mi piacerebbe indagare maggiormente. Così le chiedo: «Cosa ricordi dei tuoi Capodanni da ragazza in Sardegna?»
«Ricordo soprattutto le risate in compagnia e tutta l’energia delle preparazioni per i festeggiamenti: l’attesa, la condivisione, il sentirsi parte di un gruppo.»
Il senso di famiglia e di complicità sono esattamente quei sentimenti che maggiormente ci tengono stretti ai nostri legami familiari ed amicali di gioventù e fa sempre piacere indulgere in essi per recuperarne le energie positive delle quali parla Pina. Che, tuttavia, ora ha una propria famiglia. Così le chiedo: «In famiglia, ti capita mai di parlare in sardo con tuo figlio o con il tuo compagno?»
«Sì, con mio figlio sì, ogni tanto; soprattutto in momenti di emozione improvvisa. È qualcosa che viene naturale.»
«E frequenti altri sardi dove risiedi?»
«No, non particolarmente.»
«Ci sono esclamazioni o reazioni verbali che continui a dire in sardo nonostante tanti anni in Germania?»
«Sì! Te ne dico una su tutte: Gesù Cristu miu!» Mi vien da ridere… «Sai, vivo in Germania da tanto ma certe espressioni non se ne vanno mai.» È proprio vero che il cuore vince su tutto, commento tra me.
«Quali sono le maggiori differenze tra i Capodanni in Sardegna e quelli in Germania?»
«In Sardegna il Capodanno è più caldo e conviviale, molto legato alla famiglia e alla spontaneità. In Germania è spesso più organizzato e strutturato, con un’atmosfera diversa, meno improvvisata.»
«Cosa ti piacerebbe mutuare dalla cultura sarda a quella tedesca e viceversa?»
«È difficile dirlo, forse perché entrambe le culture hanno aspetti preziosi: la Sardegna si distingue per il calore umano, la Germania per il senso dell’organizzazione. Idealmente, sarebbe meraviglioso riuscire a creare un equilibrio tra le due peculiarità.»
«Quali sono, secondo te, i migliori auguri che si possano fare per il nuovo anno?»
«I migliori auguri possibili sarebbero: essere felici ogni giorno, anche solo per un motivo semplice come un’alba spettacolare, il rumore di un fiume nel silenzio e, magari, l’attraversare il parco in bici andando al lavoro come capita a me.»
E con quest’immagine di Pina che pedala disinvolta e rapita dall’intorno nel parco che la conduce verso l’ufficio all’Università terminiamo la nostra intervista. Stasera non c’è tanto freddo e, sicuramente, ce n’è meno che a Monaco di Baviera, così l’idea di una pedalata sotto le luminarie festive sembra pure allettante; un momento tranquillo come quelli che a Pina piace godersi quando scende in Sardegna e respira nuovamente l’aria familiare delle proprie origini.
Buon Capodanno a tutti da Ingrid e da tutta la Redazione di DSP-Sardegna.














