Certe storie non sono solo numeri; sono il motivo per cui molte persone oggi chiedono trasparenza e un ripensamento del sistema sanitario. Vogliamo parlarvi di un inganno, un vero e proprio “trucco di magia” che le nostre istituzioni sembrano perpetuare da anni, nascondendo la verità in bella vista. Comprendere questo meccanismo è il primo passo per smettere di girarsi dall’altra parte.
La vicenda ha inizio con un bambino di nome Marco. Era un giorno felice, il 7 maggio 1994, quando è venuto al mondo. Tragicamente, la sua vita si è interrotta prematuramente il 2 marzo 1996, in seguito a una vaccinazione DTP (Difterite, Tetano, Pertosse). La sua famiglia ha combattuto per anni, cercando risposte e giustizia. Alla fine, lo Stato italiano ha riconosciuto ufficialmente che il vaccino è stato la causa della sua morte, un fatto sancito nel 2001.
La logica suggerirebbe che un decesso riconosciuto a livello statale compaia in ogni singolo report sulla sicurezza dei vaccini. Ma qui entra in gioco la “grande magia”. Se si analizza il rapporto “Canale Verde 2021”, il sistema di farmacovigilanza della Regione Veneto, si trova una frase che lascia sbigottiti. Il documento dichiara, in modo inequivocabile, che “dal 1993 al 2021… non sono stati segnalati decessi né causalmente correlabili alla vaccinazione né indeterminati, a conferma della sicurezza dei vaccini e delle procedure di vaccinazione in atto in questa regione.”
Come è possibile? Marco è morto in Veneto, e lo Stato ha confermato il nesso. Perché il suo nome e la sua storia non compaiono in quel rapporto? La risposta è inquietante: non si tratta di un semplice errore o di una svista. È un sistema costruito per mostrare solo una faccia della medaglia. Il meccanismo di vaccinogilanza sembra in grado di monitorare le reazioni avverse, ma una volta che lo Stato riconosce un danno e risarcisce la vittima, quel dato scompare, come per incanto, dai report che dovrebbero servire a garantire trasparenza e sicurezza.
Le indagini condotte da alcuni gruppi indipendenti, come Corvelva, hanno voluto scavare più a fondo. Attraverso un accesso agli atti alla Regione Veneto nel 2018, hanno scoperto dati che non lasciano dubbi. È emerso che, nella sola Regione Veneto, tra il 2001 e il 2015, ci sono stati ben 40 indennizzi per danni irreversibili subiti dopo una vaccinazione. Di questi, ben 3 erano decessi. Nessuno di questi casi, nemmeno uno, è stato riportato nei rapporti ufficiali.
Questo è il cuore del problema che spinge molti, oggi, a chiedere un’abolizione della Legge Lorenzin e a rivedere l’intero sistema. Se i report ufficiali, come quelli di Canale Verde (che fornisce quasi il 50% del totale delle reazioni avverse su cui l’AIFA si basa per dichiarare che “i vaccini sono sicuri”), non includono i casi di danno e decesso riconosciuti, su quali basi si può parlare di sicurezza? L’intera narrazione si basa su un’affermazione vuota: “I vaccini sono sicuri, lo dicono i numeri…”. Ma la realtà è che i numeri che contano sono quelli che non vengono mostrati.
Marco non è solo un caso isolato. Ci sono altre storie di cui si è parlato, come quella di Emiliano, nato nel 2001 e morto nel 2003 a causa di un vaccino, e di Francesco, nato nel 1997 e deceduto nel 1998. Sono storie di dolore, di vite spezzate e di verità che non trovano spazio nei report ufficiali. La magia dei numeri serve a farci credere in una sicurezza assoluta che non trova riscontro nei fatti. Per molti, la battaglia per la trasparenza è un impegno a spezzare questo incantesimo e a reclamare la verità.
Riferimenti:
- https://www.corvelva.it/approfondimenti/archivio-storico/mori-a-22-mesi-famiglia-risarcita-18-marzo-2001.html
- https://www.corvelva.it/marco-scarpa.html
- https://www.aulss2.veneto.it/mys/apridoc/iddoc/2070
- https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/foia/ma-quanti-sono-realmente-i-danneggiati-e-deceduti-riconosciuti-in-veneto-e-in-italia-ora-abbiamo-i-primi-dati-del-veneto.html














