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Il fragore dei festeggiamenti per la vittoria elettorale è stato rapidamente coperto da un rumore ben più assordante: il grido d’allarme della Caritas. Il XX° Report su povertà ed esclusione sociale, presentato il 10 novembre 2025, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: 128.000 famiglie sarde vivono in povertà relativa. Un dato che non solo inchioda la Sardegna a una crisi strutturale, ma che sferra un colpo durissimo alla narrazione di una ripresa economica che, a quanto pare, esiste solo nelle slide di presentazione e nei comunicati stampa.
Mentre l’economia sarda, secondo alcune letture, registrava un timido aumento nel 2024 (un periodo in cui l’attuale Giunta non era ancora pienamente operativa né aveva avviato la sua programmazione), la realtà sul campo – quella dei Centri di ascolto Caritas – raccontava una storia drammaticamente diversa. La povertà assoluta si è “cristallizzata,” e l’aumento degli accessi ai servizi di assistenza è un indicatore di fallimento sociale ed economico che non può essere ignorato.
Ci si chiede, con legittima indignazione: la Presidente Alessandra Todde e l’intera Giunta regionale sarda sono realmente consapevoli di questa emergenza?
Le iniziative annunciate, come il rafforzamento del REIS e la programmazione del Piano Povertà 2024-2026, pur essendo formalmente necessarie, appaiono finora come misure tardive o insufficienti rispetto alla velocità drammatica con cui la crisi sta colpendo. Di fronte a un’emergenza di questa portata, non bastano i “tavoli tecnici” o le promesse di un futuro migliore; servono risorse immediate e una rivoluzione nelle priorità politiche.
Il Movimento 5 Stelle, che in campagna elettorale ha fatto leva sul concetto di giustizia sociale, non può permettersi il lusso della lentezza o, peggio, dell’auto-assoluzione. Non si può leggere un report che definisce la situazione come “sempre più drammatica” e rispondere con la retorica della burocrazia o del “si è sempre fatto così”.
La Sardegna non ha bisogno di proclami su una crescita astratta, ma di un piano d’urto credibile che affronti subito il dramma di queste 128.000 famiglie. Fino a quando i dati Caritas non mostreranno una netta inversione di tendenza – e non solo una timida stabilizzazione – la Giunta Todde sarà misurata non dalle sue intenzioni, ma dalla sua capacità di agire con la rapidità e la determinazione che il disastro sociale richiede.
I dati della Caritas sono noti. Ora, la palla è passata alla politica. È tempo di smettere di leggere le carte e iniziare a salvare la Sardegna.














