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La Natività che provoca: Gesù Bambino a pezzi o Gesù Bambina

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 5’38” con la voce di Emma)

Le dichiarazioni di un sacerdote italiano hanno sollevato un ampio dibattito in vista del prossimo Natale. Don Vitaliano Della Sala, noto per le sue posizioni progressiste e non convenzionali, ha annunciato l’intenzione di utilizzare nel presepe della sua parrocchia una statuina di Gesù Bambino che non rispecchi la tradizione, proponendo in alternativa un Gesù Bambino “a pezzi” o, in una scelta ancora più radicale, una “Gesù Bambina”.

Quale sarebbe il significato della provocazione?
Le intenzioni di Don Vitaliano sarebbero un atto di denuncia sociale e di riflessione teologica così come di seguito riportiamo.

  • La scelta del Gesù Bambino a pezzi sarebbe volta a rappresentare simbolicamente l’umanità lacerata dalle guerre e dalle violenze in corso nel mondo. Come ha spiegato lui stesso, “quando si fa a pezzi l’umanità, è come se facessimo a pezzi Gesù Bambino”. La statuina spezzata diventerebbe così un monito contro i massacri dei bambini in aree di conflitto come l’Ucraina, l’Iraq o la Palestina, e un invito a vedere il Cristo incarnato nella sofferenza degli innocenti.
  • La provocazione della Gesù Bambina mirerebbe a sollevare una riflessione interna alla Chiesa sulla questione dell’ingiustizia di genere, in particolare riguardo all’accesso delle donne al sacerdozio. L’idea è quella di rompere l’associazione esclusiva tra l’incarnazione del Figlio di Dio e il genere maschile, suggerendo che la divinità si è fatta carne per tutta l’umanità, uomini e donne, e che il genere biologico di Cristo non deve essere un “cappello” che esclude le donne da ruoli ministeriali.

Queste le spiegazioni del sacerdote. Ma vediamo di conoscerlo meglio…
Don Vitaliano Della Sala è una figura ben nota nel panorama cattolico italiano, spesso al centro dell’attenzione per le sue posizioni nette su temi sociali, etici e interni alla Chiesa. È conosciuto per il suo impegno civico e politico, spesso in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche più conservatrici. Si è speso per anni per i diritti dei lavoratori, le battaglie ambientali (come la lotta all’inceneritore di Acerra) e le questioni di pace. La sua sensibilità verso gli “ultimi” e le minoranze è una costante della sua missione.

Progressista, sostenitore di una riforma della Chiesa che dia maggiore spazio al ruolo delle donne e che si apra a una visione più inclusiva, è stato spesso critico nei confronti delle decisioni del Vaticano e della CEI su temi come l’omosessualità e il celibato sacerdotale.

Le sue posizioni non sono una novità. Don Vitaliano è uso utilizzare gesti simbolici e dichiarazioni forti per scuotere la coscienza dei fedeli e delle istituzioni, seguendo un approccio al Vangelo che è fortemente legato alla concretezza della vita sociale e politica.

Ovviamente, proposte così provocatorie sono destinate a dividere. C’è chi le vede come un’eresia e un attacco alla tradizione, e chi le accoglie come un urgente invito a riportare la Natività dal piano della fiaba a quello della cruda realtà e della giustizia.

Tuttavia, manipolare, sebbene “simbolicamente”, la tradizione appare una forzatura troppo forte per non essere interpretata come un attacco alla cultura cristiana. Voi cosa ne pensate?

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