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Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna e Premio Nobel, ha rivoluzionato la nostra comprensione del comportamento animale e umano, in particolare nel suo celebre saggio intitolato L’aggressivitĂ (1963). Secondo lo studioso, la guerra non è un errore casuale della storia, ma il risultato di una complessa interazione tra istinti biologici e accelerazione culturale.
In particolare, l’aggressivitĂ sarebbe un istinto innato con funzione adattiva, ovvero avrebbe lo scopo di distribuire gli individui sul territorio, selezionando i piĂą forti per la riproduzione così da proteggere la prole.
Tuttavia, nell’essere umano, questo meccanismo avrebbe subìto una distorsione, poichĂ©, mentre i predatori naturali (come i lupi) hanno sviluppato inibizioni istintive a non uccidere i consimili per evitare l’estinzione della specie, l’uomo – da animale inerme per natura, giacchĂ© privo di zanne o artigli letali – non avrebbe mai sviluppato tali freni biologici. E, di piĂą, l’invenzione delle armi sarebbe l’esemplificazione dello squilibrio tra evoluzione culturale (molto veloce) e biologica (notoriamente assai lenta). In pratica, quando l’uomo ha impugnato la prima pietra o ha scagliato la prima lancia, ha alterato l’equilibrio naturale. Le armi da getto e, successivamente, le armi moderne hanno eliminato il contatto visivo con la vittima, neutralizzando quel poco di inibizione empatica rimasta nel nostro corredo genetico, ovvero hanno determinato distanza emotiva tra agito e conseguenza. Noi oggi sappiamo bene quanto questo sia vero se pensiamo alle tecnologie ibride con controllo da remoto che caratterizzano gli attuali conflitti.
Lorenz evidenzia come, una volta dominati i pericoli dell’ambiente esterno (predatori, fame, freddo), la principale forza selettiva per l’uomo sia diventata l’uomo stesso. PiĂą specificamente, la selezione intraspecifica ha premiato le tribĂą piĂą bellicose e organizzate militarmente, portando a una ipertrofia dell’aggressivitĂ che non serve piĂą alla conservazione della specie, ma rischia di distruggerla.
Ma se davvero riteniamo valido il punto di vista dell’etologo austriaco, cosa sarebbe dovuto accadere per evitare la “cultura della guerra”?
Perché la specie umana non sviluppasse una cultura della guerra, avrebbero dovuto verificarsi condizioni evolutive e storiche radicalmente diverse. Proviamo ad analizzarle una ad una:
- se l’essere umano fosse stato un predatore “dotato naturalmente” (come un leone), la selezione naturale avrebbe probabilmente favorito lo sviluppo di forti inibizioni ritualizzate contro l’uccisione dei conspecifici;
- la cultura della guerra è nata perchĂ© la nostra capacitĂ di distruggere (tecnologia) è avanzata piĂą velocemente della nostra capacitĂ di cooperare (etica/socialitĂ ); dunque, per evitarlo, il progresso tecnologico avrebbe dovuto essere subordinato a un’evoluzione sociale massicciamente capace di creare meccanismi di “scaricamento” dell’aggressivitĂ in forme non violente (come lo sport o la competizione intellettuale) prima dell’invenzione delle armi di distruzione di massa. In realtĂ , questo tentativo c’è stato ritualizzando la guerra in giochi, come le giostre medievali ma, nel momento in cui le armi sono divenute differimento e non semplice protesi, la tecnologia bellica ha prevalso e lo sport è divenuto necessario allenamento del soldato, mentre la competizione intellettuale è divenuta diplomazia che, purtroppo, non sempre ha successo nello spegnere l’aggressivitĂ . In veritĂ , ciò che la mantiene latente è piĂą la deterrenza che la diplomazia;
- se l’umanitĂ fosse rimasta esposta a costanti sfide ambientali esterne (clima, predatori naturali), l’aggressivitĂ sarebbe rimasta canalizzata verso la sopravvivenza contro la natura, anzichĂ© rivolgersi verso i propri simili per il controllo di risorse in eccedenza (si tratta di una rivisitazione della lotta per un obiettivo comune sovraordinato studiata da Sherif e Sherif);
- la guerra richiede la “deumanizzazione” del nemico; pertanto, se l’evoluzione culturale avesse favorito fin da subito l’identificazione con l’intera specie umana (cosmopolitismo) anzichĂ© con il piccolo gruppo (tribalismo), il meccanismo dell’aggressivitĂ intraspecifica si sarebbe spento per mancanza di un “bersaglio” esterno.
Ciò detto, comunque la si voglia mettere, dobbiamo fare i conti con la gestione dell’aggressività intraspecifica e un modo efficace per cominciare a prenderne in mano la gestione è quello di favorire il passaggio dalla cultura della guerra alla cultura della neutralità .
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