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La doppia violenza in Sardegna: attacchi alla donna e ferite alla terra

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’36” con la voce di Florian)

La Sardegna, terra fiera e antica, si trova oggi ad affrontare un doppio assedio morale e materiale, due forme di violenza che, pur diverse, hanno la stessa radice: la mancanza di rispetto.

Da un lato, l’aggressività e la trivialità del dibattito politico che attacca la persona, dall’altro, la sistematica aggressione al territorio, con il silenzioso e devastante consumo di suolo.

La violenza banalizzata: l’attacco sessista alla persona
​L’ascesa di una figura come la Presidente Alessandra Todde ha, purtroppo, innescato una reazione che travalica il legittimo scontro politico. Le critiche non si concentrano solo sulle sue decisioni o sulla sua agenda politica, ma scivolano con troppa facilità nel giudizio sull’aspetto esteriore, sul suo abbigliamento o sul suo modo di porsi.
​Questo non è più dissenso, è violenza verbale sessista, che ha l’obiettivo meschino di sminuire l’autorità e la competenza di una donna in un ruolo di potere, richiamandola a uno stereotipo che la vorrebbe relegata all’immagine.

Il tradimento del dialogo

Concentrarsi su “come si veste o su come si concia” è un tradimento del dialogo democratico. Distoglie l’attenzione dai problemi reali e avvelena la sfera pubblica, rendendola tossica e respingendo di fatto chiunque non voglia sottostare a questo livello di bassezza.

Doppi standard

Il metro di giudizio riservato a una donna in politica è spesso intollerabilmente più severo e superficiale di quello applicato ai suoi colleghi uomini. Questa “doppia misura” svela una resistenza culturale all’uguaglianza, dove la donna al comando deve prima di tutto giustificare la sua presenza e non le sue azioni.

La violenza silenziosa: lo “scempio perpetrato” sulla terra sarda

Parallelamente a questa violenza politica, si consuma un dramma molto più vasto e irreversibile: l’agonia della terra sarda. Lei denuncia con forza lo “scempio perpetrato” e il rischio che il popolo sardo si ritrovi “agonizzante” a causa delle politiche di sfruttamento e del crescente consumo di suolo.
​I dati dell’Ispra confermano una tendenza preoccupante: la Sardegna sta vedendo una crescita del consumo di suolo, con l’artificializzazione che divora spazi verdi, pascoli, e aree costiere preziose, in parte dovuta a nuove infrastrutture e all’installazione selvaggia di impianti fotovoltaici a terra, che trasformano il paesaggio in modo radicale e permanente.

L’indifferenza verso il bene comune

Il suolo è una risorsa non rinnovabile. Ogni metro quadrato cementificato è perso per sempre, con conseguenze dirette sulla biodiversità, sulla stabilità idrogeologica e sulla capacità produttiva dell’isola. Ignorare questo è un atto di violenza contro le generazioni future.

La priorità distorta

È inconcepibile che il dibattito pubblico sia monopolizzato dalle chiacchiere sull’estetica mentre le decisioni che stanno “avvelenando la terra sarda” non ricevono la necessaria indignazione e il controllo politico. La salute dell’ambiente, l’identità del paesaggio e la sostenibilità economica dovrebbero essere la priorità assoluta.

Una sola richiesta: rispetto e sostanza
​Entrambe le violenze – quella contro la donna in politica e quella contro l’ambiente – chiedono a gran voce un cambio di rotta radicale. La richiesta è la stessa: rispetto.

Rispetto per la persona e il ruolo

La politica deve tornare a essere un luogo di confronto sulle idee e sulle soluzioni, non un campo di battaglia per insulti personali e sessisti.

Rispetto per il territorio

Il governo della terra sarda non può essere subordinato a interessi di breve termine. È necessario anteporre la tutela paesaggistica e idrogeologica a ogni progetto di cementificazione e di speculazione paleolitica.

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