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A Davos, Jensen Huang, presidente di Nvidia, ha espresso un concetto cardine con il quale ci spiegherebbe come l’intelligenza artificiale cambierà il mondo del lavoro senza necessariamente distruggerlo.
Il concetto è esattamente questo: «L’IA automatizza il compito (task) e non lo scopo (purpose)». In pratica, Huang intenderebbe fare una distinzione netta tra cosa facciamo quotidianamente e il perché lo facciamo.
Ecco i punti chiave per capire la sua visione:
- innanzitutto, un lavoro è composto da decine di micro-attività (i compiti). Molte di queste sono ripetitive, burocratiche o puramente esecutive, come scrivere un verbale, analizzare migliaia di radiografie per cercare anomalie, trascrivere dati. Questi sono processi che l’IA può gestire meglio e più velocemente dell’uomo. Invece, curare un paziente, guidare un’azienda, creare un prodotto che emozioni richiedono giudizio, empatia, responsabilità e visione strategica: qualità che restano umane. Diciamo che Huang dimentica completamente che esistono protocolli standardizzati e che spesso si fa ricorso all’AI per le diagnosi differenziali e per i relativi piani terapeutici. L’uomo fa l’esempio del radiologo: l’IA esamina i pixel di una scansione per individuare un tumore (compito tecnico). Il radiologo usa quel dato per decidere la terapia, comunicare con il paziente e coordinarsi con altri medici. Dal suo punto di vista, l’automazione del “compito” non elimina il medico, ma lo rende più efficace nello svolgere il suo “scopo”;
- in secondo luogo, dal punto di vista di Huang, se automatizzi i compiti più pesanti e noiosi, le persone diventano più produttive, le aziende diventando più efficienti, tendono a espandersi anziché ridursi e nasce la necessità di assumere più persone per gestire la maggiore mole di lavoro “di alto livello” che l’IA ha sbloccato (quanto ottimismo! Anche ammesso che possa essere così, i profili di basso livello saranno cancellati, caro Mister Huang);
- un altro aspetto toccato a Davos è che l’IA è il primo software che si usa “parlando” e non programmando. Questo significa che lo “scopo” (l’idea, l’intento) diventa più importante della capacità tecnica di eseguirlo (scrivere il codice). I vantaggi in termini di posti di lavoro non appaiono tuttavia evidenti, è vero o no?
Sintetizzando la posizione teorica di Huang, l’IA è lo strumento che esegue il lavoro sporco o ripetitivo, lasciando all’essere umano il ruolo di “regista” che decide la direzione e l’obiettivo finale.
Perciò, tranquilli, se non manterrete il vostro posto di lavoro di qui all’immediato futuro, vi basterà saper parlare e lo stipendio resterà assicurato perché vi ricollocherete facilmente di sicuro.














