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Jacques Baud: perché l’UE ha sanzionato l’ex colonnello svizzero?

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’36” con la voce di Emma)

Il caso di Jacques Baud, ex ufficiale dell’intelligence strategica svizzera, sta sollevando un polverone mediatico e giuridico. Ma cosa ha fatto concretamente Baud per finire, il 15 dicembre scorso, nella “lista nera” dell’Unione Europea, subendo il congelamento totale dei beni e la privazione dei diritti civili? Ecco, di seguito, le due accuse principali.

  • Diffusione di narrativa filorussa – Baud è accusato di agire come un “portavoce” di fatto della Federazione Russa in Europa. Le sue analisi sul conflitto in Ucraina sono considerate dall’UE come strumenti di manipolazione dell’informazione volti a giustificare l’azione militare russa.
  • Sostegno alla disinformazione – L’UE ritiene che i suoi libri e le sue frequenti apparizioni su canali YouTube e media indipendenti contribuiscano a destabilizzare la narrazione ufficiale occidentale, indebolendo il sostegno pubblico all’Ucraina.

Baud ipotizza che il suo inserimento nella lista nera sia stato caldeggiato dal governo francese affibbiandogli il ruolo di “danno collaterale”. Secondo la sua interpretazione, l’obiettivo primario potrebbe essere stato colpire chiunque metta in discussione l’efficacia delle sanzioni e la strategia della NATO, usando il suo caso come monito per altri analisti.

Ma Jacques Baud respinge categoricamente l’etichetta di propagandista, portando a sua difesa diversi punti chiave.

  • La su imparzialità da mediatore – Baud ricorda che, per decenni, ha lavorato come mediatore per l’ONU e la NATO (anche in Ucraina dopo il 2014). In questo ruolo, la sua metodologia consiste nel comprendere le ragioni di entrambe le parti. Spiegare la posizione russa non significa sostenerla, ma analizzarla scientificamente.
  • Rifiuto dei media russi – Per evitare di essere strumentalizzato, Baud dichiara di aver sempre rifiutato inviti da testate come RT o agenzie statali russe. Se i suoi interventi vengono ripresi dai media di Mosca, afferma, avviene senza il suo consenso o la sua partecipazione diretta.
  • Rigore terminologico – Nei suoi libri, Baud evita termini cari alla propaganda russa (come “denazificazione”) e si concentra invece su documenti ufficiali e rapporti dell’OSCE, criticando quella che definisce la “psicosi di guerra” europea che non accetta più l’analisi dei fatti se questi contraddicono la politica.

L’aspetto più controverso della vicenda è che, come ammesso indirettamente dalle stesse autorità, Baud non ha violato alcuna legge nazionale o europea. La libertà di espressione e di opinione è tutelata dai trattati, ma l’UE ha utilizzato lo strumento delle sanzioni di “politica estera” per colpire un residente europeo.

In pratica, Baud non è stato processato per un crimine (perché esprimere un’analisi diversa non è reato), ma è stato colpito con una misura amministrativa coercitiva che lo priva dei mezzi di sussistenza.

Jacques Baud è, così, diventato destinatario di sanzioni per aver sfidato la narrazione egemone sul conflitto ucraino attraverso la pubblicazione di libri e interviste basati sulla sua esperienza di intelligence. Il suo caso solleva una domanda inquietante: in un’Europa in guerra per procura, l’analisi strategica indipendente è diventata un lusso che i cittadini non possono più permettersi?

Per approfondire:

https://www.youtube.com/watch?v=qCesB_xo3No o, in lingua originale, il video di Neutrality Studiese IT

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