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Questa è la storia che nasce dall’eco dei Mamuthones e dal profumo amaro del lentischio, dell’asfodelo, della prunischedda e del cannonau; la mia storia di grande sarditĂ , che ha radici a Mamoiada e si estende per quasi sessant’anni a Nuoro.
(Anni ’60) – L’infanzia: il seme dell’amore duro
​Ricordo ancora il sole che tagliava a metĂ le vie di Mamoiada, illuminando i muri di granito. Non ero solo un bambino, ero il custode inconsapevole di una storia millenaria. L’aria, per me, non era fatta solo di ossigeno ma di orgoglio antico e di silenzio solenne.
​La Sardegna non era una regione, era il mio universo. Era l’odore forte del pane carasau cotto nel forno di mia nonna, il frastuono gioioso e terribile dei bronzi dei Mamuthones che mi vibrava nel petto come un tamburo sacro, la saggezza muta delle vigne del cannonau che si aggrappavano alla terra.
​Ma il cuore di un bambino sardo impara presto un’altra lingua: quella della passione che si fa mugugno. Al bar, mentre bevevi la gazzosa, sentivi le voci gutturali degli adulti che parlavano di terre rubate e promesse tradite. La mia prima lezione di vita fu che l’amore per la mia isola doveva essere una cosa dura, una cosa che andava difesa, un amore che si traduce in caparbietĂ .
(Anni ’70 – ’80) – La giovinezza: l’etĂ della ribellione gentile
​Sono cresciuto con una rabbia strana, una sorta di tristezza allegra, la stessa forza indomita che riconoscevi negli ulivi piegati dal vento eppure saldi. Era la consapevolezza che per costruire la vera Sardegna dovevo prima lottare con chi la svendeva.
​La mia giovinezza fu l’epoca delle prime uscite da Nuoro, il confronto con il resto dell’Isola e, per la prima volta, con “il continente”. Ma la distanza non fece che rafforzare il giuramento fatto da bambino: difendere la Sardegna non solo dagli “intrusi”, ma soprattutto dai “sardi cattivi”, quelli che barattavano l’onore con l’interesse. Il mio grande amore per la Sardegna si nutriva di questo senso di giustizia tradita.
​Non ero un ribelle violento, ma un costruttore morale. Il mio sogno di un’autonomia vera si nutriva di dati concreti: l’energia che potevamo trarre dai nostri laghi e la necessitĂ di un servizio sanitario che non lasciasse solo nessuno, dove il medico andava a casa del malato. La mia era la politica del servizio efficiente e dell’identitĂ ritrovata.
(Anni ’90 – 2010) – L’etĂ matura: il lavoro che si fa amore
​Gli anni sono passati. Ho visto la Sardegna cambiare, ho visto i pastori abbandonare i pascoli e le ciminiere delle industrie spegnersi, lasciando dietro di sé promesse vuote. Ma la mia fiamma non si è mai spenta.
​Ho imparato a tradurre la sardità in azione concreta. Ho usato la mia storia e la mia lingua non come reliquie, ma come armi culturali per far crescere una generazione che sapesse chi è. Ho lavorato per creare quelle condizioni di prosperità e giustizia che avrebbero reso il loro sogno realtà , attingendo la forza e la dedizione dal sacrificio quotidiano delle donne e degli uomini della mia terra.
​Il lavoro duro, l’onore e la concretezza sono diventati il mio faro. Ho compreso che la vera forza risiede nel dedicare la vita alla costruzione, mattoncino dopo mattoncino, per un futuro degno dei nostri figli.
Oggi – 67 Anni: un progetto compiuto
​A 67 anni, non sono stanco. Sono il ragazzo di Mamoiada che ha mantenuto la promessa.
​Non sono diventato Capo dello Stato ma, forse, ho costruito qualcosa di piĂą importante: ho coltivato la superioritĂ morale che nasce dall’amore vero. Ho visto che il mio lavoro ha portato frutti:
- ho visto la sanitĂ territoriale migliorare, con piĂą medici vicini alla gente;
​ho combattuto per un uso più rispettoso delle nostre risorse;
​ho contribuito a far sì che le scuole insegnassero la vera storia della mia Isola.
Non ho cacciato nessuno con la forza, ma con la veritĂ e l’efficienza. Ho reso la Sardegna che sognavo talmente prospera e fedele a se stessa che chi non la ama non ha semplicemente piĂą spazio.
​La mia grande sarditĂ non è un inno nostalgico, ma un progetto di guerra gentile realizzato. Oggi, quando torno a Mamoiada e sento l’eco dei Mamuthones, so che quel suono è mio, non è solo storia, è futuro. Sono io che ho dimostrato al mondo che la Sardegna può e deve governarsi da sola, con onore, portando il sigillo del lavoro e dell’amore per la propria gente, imparando la lezione silenziosa dalla mia stessa terra.














