L’Intelligenza Artificiale (IA) è ormai una realtà consolidata, capace di influenzare in profondità economia, società e ambiente. La sua diffusione non porta con sé soltanto opportunità di innovazione, ma anche criticità che rischiano di diventare insostenibili se non affrontate con una strategia chiara. Due fronti, in particolare, meritano attenzione: il consumo energetico e l’impatto sul lavoro umano.
IA e consumi energetici: un vampiro assetato di elettricità
L’elaborazione dei modelli di IA, specialmente quelli generativi, richiede un’enorme capacità computazionale. Questo si traduce in un fabbisogno energetico crescente.
- Una query su ChatGPT consuma circa 10 volte più energia rispetto a una ricerca su Google. Una differenza che, moltiplicata per milioni di interazioni quotidiane, genera un impatto ambientale significativo.
- I data center consumano dalle 10 alle 50 volte più energia di un edificio commerciale medio (DOE USA).
- Nel 2022 i data center europei hanno richiesto tra i 45 e i 65 TWh, il doppio rispetto all’intero settore delle telecomunicazioni (UE).
- A livello globale, i data center sono responsabili di circa il 3% della domanda elettrica e dell’1% delle emissioni di gas serra (IEA).
- Secondo stime IEA, entro il 2026 i consumi globali potrebbero superare i 1000 TWh, raddoppiando rispetto ai livelli del 2022 (460 TWh).


La corsa verso la digitalizzazione e l’adozione dell’IA rischia quindi di mettere sotto pressione i piani di transizione energetica, soprattutto considerando che le fonti rinnovabili, pur in crescita, non sono ancora in grado di coprire tale domanda aggiuntiva.
IA e lavoro: efficienza a caro prezzo
Il secondo aspetto cruciale riguarda l’impatto occupazionale. Il caso della fintech svedese Klarna ne è un esempio concreto:
- Un assistente AI basato su tecnologia generativa gestisce circa 2,3 milioni di interazioni con i clienti, coprendo i due terzi delle richieste.
- Il livello di soddisfazione è comparabile a quello garantito dagli operatori umani.
- Il risparmio stimato è di 40 milioni di dollari nel 2024.
- L’efficienza ottenuta corrisponde al lavoro di circa 700 dipendenti a tempo pieno.

Sebbene Klarna sostenga che i licenziamenti del 2022 (circa il 10% del personale) non siano collegati all’adozione dell’IA, la correlazione è inevitabile: meno bisogno di manodopera, meno posti di lavoro.
Un uso corretto: meno ore, non meno persone
Ed è qui che entra in gioco la questione etica. L’IA non dovrebbe diventare un mezzo per tagliare personale, bensì uno strumento per redistribuire il lavoro umano.
Un uso virtuoso potrebbe consistere nel:
- ridurre la settimana lavorativa a 32 ore, mantenendo invariati i salari;
- liberare tempo per attività a maggior valore aggiunto;
- affiancare l’IA alle persone in compiti ripetitivi, lasciando agli umani creatività, empatia e decisioni complesse.
In questo modo, l’IA diventerebbe un acceleratore di benessere sociale anziché una minaccia occupazionale.
Conclusione: la metafora del coltello
L’Intelligenza Artificiale, come un coltello, è uno strumento. Può spalmare la marmellata, rendendo più semplice la vita quotidiana, oppure diventare un’arma pericolosa. La differenza la fa l’uso che se ne fa.
Se guidata da scelte politiche ed economiche lungimiranti, l’IA può ridurre consumi superflui, liberare tempo e aumentare l’efficienza senza danneggiare il tessuto sociale. Se lasciata a logiche esclusivamente di profitto, rischia invece di trasformarsi in un vampiro energetico e in una minaccia per i lavoratori.
La sfida non è dunque se usare l’IA, ma come usarla.
Fonti:
https://visionetv.it/lintelligenza-artificiale-e-i-lavoratori-come-peso-morto/
https://visionetv.it/intelligenza-artificiale-un-vampiro-assettato-di-energia-elettrica














