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Fortuna e sfortuna della Sardegna è il fresco vento di maestrale che spira per quattro stagioni l’anno di tre giorni in tre giorni (così mi hanno sempre insegnato), prima di alternarsi agli altri venti che attraversano il nostro territorio con differente frequenza. Il vento maestro è un prezioso alleato che purifica l’aria ma è anche l’involontario complice dei piromani che attendono l’estate per ferire l’epidermide, e non solo, dell’Isola.
Gli incendi divorano ogni anno ettari di boschi, macchia mediterranea e pascoli; nondimeno, mettono a rischio la vita di persone e animali. La Sardegna si classifica regolarmente tra le regioni italiane più colpite dagli incendi boschivi.
Il vento di maestrale è spessissimo il correo numero uno di questa vulnerabilità isolana che assomma la peculiarità di estati lunghe, calde e secche, che trasformano la vegetazione in un combustibile pronto a incendiarsi al minimo innesco, all’azione sia colposa – la classica negligenza dell’autista che getta il mozzicone di sigaretta fuori dall’auto o dell’agricoltore che non controlla il fuoco di sterpaglie sul proprio terreno – sia dolosa ad opera dell’uomo. Ed è su quest’ultima che vorrei concentrarmi in modo particolare, essa essendo un atto criminale vero e proprio, ovvero un’offesa al patrimonio naturale e alla comunità, che ha motivazioni le più varie: vendette, speculazioni, atti intimidatori o semplicemente la follia di un piromane. Le conseguenze, va da sé, sono sia ambientali, che economiche, che sociali, che d’immagine. Ma non è di queste che vorrei discutere oggi.
Infatti, fin qui, non vi ho detto niente di nuovo ma, da qui in avanti, v’invito tutti a fare assieme a me una riflessione che m’è girata per le arterie, con il sangue inferocito, mentre osservavo le immagini delle campagne asseminesi vittime odierne (non le sole) del connubio delinquente tra maestrale e piromania.

Innanzitutto, torniamo indietro al famigerato periodo delle follie pandemiche quando un runner solitario poteva essere rincorso in spiaggia da un elicottero delle Forze dell’Ordine che, detto timidamente tra noi, sarebbe stato più utile impiegare per inseguire spacciatori e stupratori, piuttosto che farlo alzare in volo, oltretutto inquinando, per rincorrere un salutista. Queste, però, non erano le uniche follie, perché, nello stesso periodo, è stato sdoganato l’uso dei droni per la sorveglianza degli indisciplinati.
E qui veniamo al dunque: il costo totale di un’operazione di sorveglianza aerea di questo tipo è molto complesso poiché i fattori che ne determinano i costi implicano diverse voci da mettere in elenco. Per esempio, l’acquisto o il noleggio dei droni con cifre che vanno da qualche centinaio a decine di migliaia di euro; poi c’è da considerare la formazione degli operatori addetti all’utilizzo dell’attrezzatura che vanno addestrati e dei quali si deve certificare la competenza (anche qui mettiamo in conto qualche migliaio di euro). E poi che fai, tutta ‘sta attrezzatura che t’è costata un patrimonio la vorrai manutenere e/o riparare se necessario (questa voce ha costi imprecisabili). E come non mettere in conto i software specializzati per l’analisi dei dati video e la gestione dei voli. Ovviamente, anche questi programmi possono avere costi di licenza elevati. Ah, quasi dimenticavo i costi del personale di supporto. Sì, di supporto da terra per l’analisi dei dati, la coordinazione e il supporto logistico. E se vi siete stancati di mettere spunte sul taccuino, attendete ancora un istante prima di poggiare la penna perché in elenco ci mancano ancora i costi legati alla gestione burocratica, alle licenze di volo speciali e all’assicurazione dell’intero pacchetto sorveglianza.
A ‘sto punto ditemi voi se tutti ‘sti costi si possono affrontare per scovare appassionati di fitness e quanti non se la bevevano che un virus vagasse ad orari e ad altezze convenute per le nostre strade cittadine ma pure sui tratturi e pure sui sentieri e pure dove solchi tracciati non ce n’erano minimamente, ma non si possono affrontare per monitorare la presenza in aree a rischio e in giornate, soprattutto, di maestrale di canaglie infami di piromani? E, attenzione, offrendo oltretutto contenuti succulenti per i vari talk e programmi tv che con le immagini degli incendiari potrebbero andarci avanti per settimane o stagioni.
Ho ragione o no ad inferocirmi?…














