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Il Natale dei sardi all’estero

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 7’48” con la voce di Ingrid)

Natale è tradizione ma è anche ritmi serrati, corse all’ultimo acquisto, scadenze da non poter proprio posticipare o dimenticare, eccetera eccetera.

Eppure, musiche profumi colori e vetrine solleticano e sollecitano ricordi e nostalgie. Natale è quel misto di emotività e desiderio inconscio di magia che rende espansiva la nostra capacità empatica e la nostra sensibilità. Siamo centratissimi sul momento e, cionondimeno, come non mai facciamo su e giù tra i Natali trascorsi. E chi più di tutti potrebbe fare un viaggio tra i dicembre passati se non i nostri conterranei che risiedono all’estero per scelte di vita familiare e/o lavorativa? Così, nei giorni scorsi, ho pensato di farmi raccontare da qualcuno di loro come si stesse preparando al Natale. Se siete curiosi, v’invito a rilassarvi assieme a me lungo questi brevi viaggi all’estero.

La nostra prima tappa è Zurigo. Qui il nostro primo testimone è Maurizio che vi si è trasferito per lavoro parecchi anni fa stabilendovi la propria famiglia. Il Natale per lui è richiami costanti alla tradizione. Segue, per esempio, gli eventi proposti dal Circolo Racis del quale fa parte, facendo la staffetta tra concerti di band musicali sarde che intonano canzoni natalizie in vernacolo, cene in ristorante con altre famiglie di immigrati e gli acquisti più tipici che può pur lontano dall’Isola. La sua casa è addobbata con i classici simboli del Natale ma il presepe svela una sensibilità tutta isolana: la scelta di statuine acquistate direttamente in Sardegna che, di Natale in Natale, si confermano come delle imprescindibili attrattive e finiscono per essere l’invidia di tutti gli ospiti.

Ed ora, lasciamo la Svizzera per trasferirci in Francia…

La nostra seconda tappa è, infatti, Nizza. Qui il nostro sguardo all’estero è quello di Vito: chef di professione, compagno per amore e papà per passione. Professione, amore e passione sono tutte sue fiere scelte, sottolinea. Vito si sta preparando al Natale ispirato nel proprio lavoro dall’aria artistica che ancora permea la città che ospita i musei delle opere di Matisse e Chagall. Forse per il fatto che risiede in un territorio che è storicamente appartenuto al Regno di Sardegna, adora rispettare tutte le tradizioni che lo legano alla sua famiglia d’origine e sta insegnando Notte de Chelu e Naschid’est al suo piccolo di un anno e mezzo. Unica concessione ad una tradizione diversa è l’apertura dei regali la mattina del 25 prima che la tavola venga apparecchiata per il tradizionale pranzo. I regali vengono scambiati e obbligatoriamente scartati sul tavolo che verrà imbandito di lì a qualche ora, restando là sopra fino al momento di stendervi la tovaglia.

La nostra terza tappa è in Germania. Qui è Paolo a raccontare come si sta preparando alle festività: «Noi Natale e Capodanno li trascorreremo in Germania, cercando di riposare dopo un anno di lavoro senza sosta», esordisce. «Avendo avuto un’attività in Sardegna, il denaro che vorremmo dedicare alle ferie finisce per pagare tasse e balzelli in Italia. Per giunta, senza nessun servizio, avendo reso strutture e attività invendibili a causa della pressione fiscale e dei disservizi.» Paolo è, evidentemente, amareggiato e aggiunge: «Meglio che mi fermo qui!» Insomma, il nostro conterraneo è parecchio dibattuto in cuor suo. Cionondimeno, lui ha grande affezione per la sua Sardegna e per i giovani dell’isola e spera di poter mettere la propria esperienza di immigrato al servizio dei giovani che auspicano un futuro che gli consenta di realizzarsi.

A questo punto, lasciamo la Germania e trasferiamoci nella capitale della politica targata UE.

La nostra quarta tappa è, infatti, una deliziosa cittadina che fa parte di Bruxelles capitale con parchi da cartolina, deliziosi scoiattoli ghiotti di noci e nocciole e straordinari pappagallini garrenti al calpestio del coloratissimo tappeto di foglie da parte di ogni passante. Stiamo parlando di Watermael-Boitsfort. Qui è Sara che ci consente di sbirciare tra il suo presente e il suo passato. «Come in Germania», ci racconta, «qui si festeggia San Nicola, che passa il 6 dicembre. I bambini lasciano la scarpetta sotto l’albero e, se sono stati bravi, la mattina ci trovano dei regalini. Per gli adulti, di solito, il 6 le aziende fanno dono di cioccolatini o del Calendario dell’Avvento. Noi, ogni anno, ne abbiamo uno diverso che ci fa la Lindt; è veramente un capolavoro». Parlando del simbolismo di questa stagione Sara precisa: «Il Natale è una festa che ho trascorso all’estero diverse volte ma mi sono sempre trovata in posti dove si festeggiava, perciò, a parte il fatto che mi mancava la famiglia, tutto il resto era abbastanza tradizionale. Il cibo magari è sempre stato diverso e più legato alle tradizioni del luogo, però resta sempre il fatto che ci si riunisce e si sta insieme ed è la parte più importante che anche da italiana all’estero si preserva». E quanto agli affetti, confida: «Personalmente, preferisco tornare a casa in Sardegna per Natale, perché comunque mi manca sempre vedere tutti i parenti e stare insieme a loro».

Adesso, lasciamo l’Europa e voliamo oltre oceano…

La nostra quinta tappa è, infatti, la popolosa Buenos Aires. Qui Carlo, sacerdote missionario, ci racconta: «La differenza che soprattutto mi colpì la prima volta, 29 anni fa, fu quella climatica. Qui il Natale si celebra in piena estate. Questo fattore, almeno in apparenza, sminuisce un po’ quel clima di intimità, di mistero, e di presepe che favorisce la stagione invernale, con la neve e il fuoco dei pastori. In effetti il clima freddo, nei Paesi dell’emisfero nord, incide sulla spiritualità del Natale. Qui, la messa non si celebra a mezzanotte, ma verso le 20:00, in modo che, dopo, le famiglie si preparano per la cena natalizia. In molti posti, soprattutto nella provincia, si cena in cortile o si imbastisce la tavola sui marciapiedi: è molto suggestivo, visto che la strada, fino alle 02:00 del mattino, assume un tono familiare. A mezzanotte si sparano i fuochi d’artificio, proprio come alla fine dell’anno, e si scambiano gli auguri di buon Natale. Ricordo che il mio primo Natale, nel ’96, rimasi allibito: per circa 10 minuti ebbi l’impressione letterale di un vero e proprio bombardamento. Impressionante. Per non parlare dell’ultimo dell’anno! E sì che venivo dalla Spagna, luogo in cui la festa ha un protagonismo più simile all’Argentina. Quanto al cosiddetto “cenone”, io di solito, la notte di Natale, vengo invitato da questa o quella famiglia. Il cibo della cena è vario: cibi freddi, arrosto, insalate… Poi dipende molto dalla zona; come sai l’Argentina è enorme: una nazione di nazioni, con geografie molto diverse. La tradizione varia anche a seconda delle collettività (la nazionalità dei vari immigrati). Io abito in un quartiere popolare (corrispondente delle favelas brasiliane). Qui molta gente, soprattutto appartenente alle fasce più emarginate, ha perso il carattere religioso del Natale; lo festeggia come una festa qualsiasi: con un arrosto nella strada e bevendo molto (purtroppo). Chi festeggia religiosamente sono soprattutto i paraguayani, la comunità che enumera il maggior numero di immigranti contemporanei».

E, a questo punto, si conclude il nostro viaggio per il mondo tra i sardi che calpestano suoli altri ma mantengono saldi nel cuore i ricordi, le atmosfere e gli affetti della loro terra natìa.

Se anche voi state trascorrendo il periodo delle festività lontani dalla Sardegna, lasciateci la vostra testimonianza nell’area commenti. Intanto, a voi vanno da parte di tutti gli auguri di serene festività.

 

 

 

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