Home / Amata Sardegna / Tziu Dominicu si contada / Il mitico Mastru Duminicheddu grande politicu nugoresu mamujadinu

Il mitico Mastru Duminicheddu grande politicu nugoresu mamujadinu

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’35” con la voce di Florian)

A Orosei, il mare aveva appena vomitato, sotto una luna sarda sorniona, una flottiglia di barconi fantasma. La notizia, più che panico, portò a Nuoro un brusio strano, un misto di rassegnazione e acido sarcasmo che trovò voce nel vecchio Duminicheddu, seduto al bar con il suo bicchiere di Cannonau.

Tziu Duminicheddu non era un politico, era un maestro idraulico in pensione con una lingua affilata come il coltello del pastore.
​«Azes intesu, fizos meos?» esordì, battendo la mano sul tavolo. «Dieci, venti, forse trenta nuovi arrivati. E tutti a lamentarsi! Ma perché, mio Dio, perché?»

I suoi occhi, piccoli e vivi, si posarono sul muro. «A Nuoro ci mancano 5000 abitanti. Per non far chiudere l’ultima scuola elementare ci vogliono bambini. Cinquecento alloggi vuoti tra case popolari e di persone andate via che inghiottono la polvere dei sogni infranti. Ecco la soluzione per la nostra amata NĂągoro!»
​La sua storia non era di accoglienza, ma di uso pratico e brutale.
​«Usiamoli per creare occupazione!» tuonò, alzando la voce. «Non per i campi, no. Ma al posto giusto dove lavorano i compagni del PD e dei 5stelle che sostituiremo! Badu ‘e Carros ha bisogno di un cambio di programma. Invece di portare qui i mafiosi del 42 bis che sfidano lo Stato, usiamo loro! Almeno l’immagine internazionale guadagnerebbe un po’ di pepe.»

Dominicheddu si fece scuro, e il sarcasmo virò in un’ombra. «E poi, la calma di Nuoro. Non c’è violenza sulle donne? Non c’è caos nei parcheggi? La gente paga ancora il tagliando blu del posteggio! Non è giusto, non è civile! Diamo loro il modo di rovinare questa noiosa perfezione! Facciamoli viaggiare a scrocco sui pullman, mettiamogli in testa l’idea che la legalitĂ  è per i fessi che pagano il Canone RAI!»

Il suo amico Emilianu provò a protestare, ma Dominicheddu lo zittì con un gesto regale.
​«Non capite! La nostra cittĂ  è brutta nella sua monotonia, nella sua onestĂ  provinciale! Spero che la CGIL, la CGIL, si svegli e li mobiliti, questi cittadini! Ma non per l’integrazione, per la trasformazione! Via i crocifissi dagli uffici, dal comune, via i crocifissi dalle chiese, via il maialetto per Sant’Antonio, che offende i palati raffinati! Basta nuoresi a Nuoro, basta mamoiadini a Mamoiada! Vogliamo il nuovo!»

Dominicheddu si asciugò le labbra, i suoi occhi che brillavano di un fuoco assurdo. «Anche noi Sardi siamo emigrati, è vero. Anche noi usiamo le case popolari, è vero. Anche noi non mangiamo carne di scimmia, è vero. Ma loro sono il catalizzatore.»

Si alzò in piedi, sollevando il bicchiere come per celebrare un brindisi solenne che profanava ogni buon senso.
​«E allora io dico Benebennios! Ma non perchĂ© credo nella fratellanza. Lo dico perchĂ© spero che siate venuti per la vera ragione. Per la sostituzione etnica. Solo quando l’ultima tradizione sarda sarĂ  cancellata dalla noia e dall’eccesso, la nostra isola potrĂ  finalmente rinascere, non come se stessa, ma come una brutta copia di tutto il resto.»

Duminicheddu vuotò il bicchiere, lasciando dietro di sĂ© non un messaggio di odio, ma un’amara e complessa provocazione indipendentista che era la sua forma contorta di critica sociale. E per un istante, gli avventori si chiesero se fosse impazzito o se avesse, a modo suo, espresso una veritĂ  insopportabile…

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EVENTI IN PROGRAMMA

Seguici

logo Nazionale
Visione TV

Categorie

Ultimo video