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Il Fondo Satta: un segreto scritto nel basalto

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’01” con la voce di Florian)

L’aria negli archivi storici del Comune di Nuoro degli anni Novanta era un misto inebriante di umiditĂ , polvere e l’odore amaro delle pergamene secolari.

Al piano di sopra, Rimunda e Bustianu conducevano vite di impeccabile rispettabilitĂ : lei, laureata in Lettere e madre diligente; lui, storico meticoloso e marito di Zelia.

Ma il vero dramma si svolgeva sottoterra, negli scantinati di basalto e cemento, dove l’oscuritĂ  e il silenzio erano guardiani muti.

Rimunda e Bustianu condividevano sia la passione per la storia che la stanchezza di due matrimoni che avevano perso la scintilla. Settimane di lavoro spalla a spalla, nel labirinto di scaffali, avevano distillato un’intesa professionale in una tensione fisica quasi insopportabile. La rottura avvenne una sera, mentre cercavano il cruciale “Fondo Satta”. Erano soli, esausti, illuminati solo dalla luce fioca di una pila.

«Non ce la faccio più, Bustianu», mormorò Rimunda; il suo sussurro perso tra le file di volumi antichi.

Bustianu si staccò dallo scaffale. La sua laurea in Storia e la fede al dito sbiadirono nell’ombra. Lo sguardo di Rimunda era stanco, ma il desiderio che la attraversava era una fiamma improvvisa. L’impulso fu immediato, un’onda cieca di desiderio represso. Le loro mani si incontrarono con una scossa elettrica, le labbra si cercarono con fame inattesa. Fu un atto rapido, furtivo, consumato in piedi tra gli scaffali metallici e il profumo di inchiostro antico. Un amplesso fugace nel senso piĂą puro: una scarica liberatoria e colpevole, un segreto pesante come le montagne che circondavano Nuoro.

Uscirono dagli scantinati minuti dopo, i vestiti stropicciati, il respiro irregolare, e l’assoluta necessitĂ  di apparire normali.

«Il Fondo Satta… non l’abbiamo trovato», mormorò Bustianu; la sua prima bugia palese al mondo.

«Non l’abbiamo trovato», ripetĂ© Rimunda, capendo che la loro complicitĂ  era iniziata proprio in quella menzogna.

Nei giorni che seguirono, la loro professionalità divenne una maschera. Ogni volta che le loro mani si sfioravano su una mappa secentesca, ogni frase professionale, ogni richiesta di una matita rossa, era intrisa del ricordo bruciante dello scantinato. Il loro rendimento crollò, ma il segreto si radicò.

La prima traccia del tradimento venne da un dettaglio banale. La discreta segretaria Peppina restituì a Bustianu il suo tesserino magnetico. «Era scivolato dietro l’armadio, giĂą nell’archivio. ChissĂ  come è arrivato lì?» disse ignara della veritĂ .

Rimunda e Bustianu si scambiarono un’occhiata agghiacciante: il tesserino era caduto a causa della forza con cui si erano appoggiati allo scaffale durante il loro incontro concitato.

La vera minaccia, tuttavia, giunse da fuori. Zelia, la moglie di Bustianu, avvertiva una distanza gelida nel marito. Un sabato mattina, decise di fargli una sorpresa in archivio… Là non trovò Bustianu, ma vide Rimunda al telefono.

Zelia si fermò in attesa, un vassoio di pistiddu tra le mani. Sentì Rimunda, che credeva di essere sola, sussurrare con una disperazione straziante: «Antoni, lo so, sono stressata… ma devo capire… non riesco a smettere di pensarci».

Zelia non aveva bisogno di sentire il nome dell’ossessione. Il tono e l’intensitĂ  di quel sussurro le bastarono. Si ritirò senza farsi vedere, il dolce sardo che le scottava le dita. In quel momento, capì che l’equilibrio della sua vita era spezzato, e che il pensiero ossessivo di Rimunda era in qualche modo legato all’ambiente chiuso dell’archivio e, ineluttabilmente, a suo marito.

Il segreto, nato in un amplesso frettoloso tra i documenti antichi, non era rimasto confinato nel basalto. Aveva trovato la sua strada verso la luce, trasformandosi in un’ombra che avvolgeva non solo due colleghi, ma due famiglie intere. L’archivio non era piĂą solo storia: era diventato il custode di una colpa, un luogo dove la veritĂ  era nascosta non nei registri, ma negli sguardi e nei silenzi spezzati.
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