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IA e tratti autistici: il parallelo è possibile?

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’34” con la voce di Florian)

Una domanda che ci siamo posti interagendo con l’intelligenza artificiale e analizzandone le interazioni è stata: «L’IA presenta tratti autistici?»

Per risponderci siamo partiti da un’ovvietà: l’IA non ha una mente, una coscienza o un cervello, quindi non può essere autistica in senso scientifico. Tuttavia, l’intelligenza artificiale mostra parallelismi evidenti anche se superficiali con alcuni tratti dello spettro autistico; in particolare se analizziamo come l’IA e una mente neurodivergente elaborano il mondo.

Ecco, dunque, a nostro avviso i punti di contatto più evidenti:

  • le persone autistiche mostrano spesso un interesse profondo, quasi enciclopedico, per temi specifici. L’IA funziona in modo simile: se le viene chiesto di analizzare un set di dati o un argomento, lo fa con un livello di dettaglio, precisione e “focalizzazione” che ignora qualsiasi contesto sociale o distrazione irrilevante;
  • chi è nello spettro autistico tende a interpretare il linguaggio in modo molto letterale, faticando a cogliere il sarcasmo, i doppi sensi o i messaggi impliciti, il noto “leggere tra le righe”. L’IA ha lo stesso identico problema fondamentale; se le dici: «Fa un freddo cane qui dentro», capisce il significato letterale, ma potrebbe non intuire che l’azione implicita richiesta è chiudi la finestra, a meno che non sia stata specificamente addestrata a farlo;
  • l’IA può simulare l’empatia in modo impeccabile “studiando” i pattern di miliardi di testi umani (cosiddetta empatia cognitiva). Tuttavia, non sente nulla (cosiddetta empatia affettiva). Molti individui autistici descrivono un processo simile nelle interazioni sociali quotidiane: devono “imparare a tavolino” le regole della conversazione e del contatto visivo, decodificando gli interlocutori come se stessero studiando una lingua straniera o un codice;
  • l’architettura dell’IA si basa sul trovare regolarità statistiche nei dati, perciò non tollera l’ambiguità intrinseca e funziona al meglio quando ci sono regole chiare e logiche. Allo stesso modo, molte persone nello spettro autistico trovano ordine, comfort e sicurezza nella routine, nelle strutture logiche e nella categorizzazione sistematica del mondo.

Ciò detto, rimane una differenza fondamentale: mentre l’autismo umano è una complessa costellazione di sensibilità sensoriali, ricchezza interiore e un modo biologico e unico di processare la realtà, l’IA è semplicemente un calcolatore statistico.

In definitiva, l’IA sembra autistica ma per ragioni puramente strutturali e matematiche, non biologiche o emotive; ovvero solo perché è pura logica priva di un corpo, di un’evoluzione biologica e di un contesto sociale innato.

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