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I lemmi del dissenso e la svolta per DSP

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’49” con la voce di Ingrid)

Sapete quale credo sarà il punto di svolta per DSP? Intendo quel momento in cui sapremo, senza sondaggi o pronostici, che siamo davvero cresciuti, conosciuti, riconosciuti e capillarmente diffusi sul territorio nazionale?

Credo che sarà quel momento esatto nel quale, camminando per strada o facendo la spesa al supermercato, sentiremo a fianco a noi qualcuno che utilizza uno dei termini che il nostro ingegno sta abilmente coniando o recuperando dal passato per compilare un nutrito vocabolario del dissenso, quello funzionale all’egemonia culturale rivoluzionaria di cui parla Antonello Cresti nel suo recente volume.

E, invero, abbiamo già collezionato un discreto gruzzoletto di termini. Badate, non si tratta di neolingua da bipensiero. No no, si tratta di un nuovo orizzonte linguistico. Non “meno termini” come in 1984 di George Orwell, ma più termini e con radici profonde, furbe, simpatiche, goliardiche, critiche, efficaci, musicali e fondate su basi solide e documentate. Insomma, una ventata di novità.

E, giacché tanto sforzo va, oltre che premiato, messo in evidenza, vi elenco di seguito qualcuno dei lemmi del vocabolario del dissenso nella versione curata da DSP.

Cominciamo da No Pax che fa il verso ai No Vax tanto vituperati dal pensiero unico e, per restare sulla stessa categoria tematica, ricordiamoci i pacifinti spesso nominati da Enrica Perucchietti. Il nostro Pino Cabras nazionale ha poi un copioso arsenale di pineologismi che vanno da piciernismo al duo picioccia e si spostano sul versante medio-orientale con i negaSionisti o con l’analisi del Sionismo Reale e di Bibi il genocida. Ma abbiamo anche un chiaro disturbo di personalità che evoca chiome biondissime e cotonate individuato dallo scrittore di fantascienza Roberto Quaglia: il disturbo borderleyen, caratterizzato dal noto tratto disfunzionale evidenziato da Pino Cabras e noto come guerrafonderleyen, non ereditabile geneticamente – per fortuna – ma abbastanza contagioso nell’ambiente della cricca del pianto UE UE.

Ancora Pino, che è bravissimo nell’individuare tratti disfunzionali, ci propone i sambucidi della carta stampata e i violenterosi di Bruxell con tanto di cricca atlantista giubilante.

E come non inserire nell’elenco i cavalli di battaglia di Francesco Toscano per pepare il Controcanto quotidiano; stavolta si va da Sambuca Molinari a Lucky Luciano Fontana, si plana su Rosalba Armony Castelletti e ci si fa avvincere da preso per il Kuleba.  

Infine, non perché la fantasia manchi ma perché non posso star qua a riportarvi un intero vocabolario, concludo ‘sto giro di lemmi del dissenso con àpoti, ovvero coloro che non se la bevono, recuperato da Antonello Cresti come inserimento efficace e solfosmisti, ovvero coloro che sentono la puzza di bruciato da lontanissimo, proposto da me in un datato articolo.

Ebbene, questi siamo noi di DSP, creativi, capaci di sano umorismo e sempre alla ricerca della verità, la quale, alle volte, per essere raccontata efficacemente necessita di termini che la definiscano aldilà di ogni ragionevole dubbio. Di qui l’esigenza di un vocabolario del dissenso. Non un vocabolario tutto nostro ma un vocabolario da condividere, magari stampandosi lemmi e relative definizioni su una bella felpa che ci protegga dal freddo in quest’autunno appena iniziato.

E, allora, pronti a riconoscerci al supermercato?…

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