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In una recente intervista condotta da Francesco Toscano e andata in onda su Visione TV, il Professor Juan Carlos Bertoglio (immunologo e docente universitario in Cile, con decenni di esperienza sul campo) interviene per fare chiarezza sulla narrazione mediatica legata all’Hantavirus. Vi riportiamo i temi essenziali in un elenco puntato.
- Nessuna evidenza di trasmissione da uomo a uomo – Il professore sottolinea che, in circa 45 anni di esperienza clinica e gestione di numerosi pazienti (anche in terapia intensiva), non è mai stato documentato un contagio scientificamente provato da uomo a uomo. Il contagio avviene quasi esclusivamente in via ambientale.
- Modalità di contagio ambientale – La trasmissione si verifica respirando aria contaminata dalle escrezioni (saliva, urina, feci) di una specifica varietà di topi (quelli a coda lunga). Questo accade tipicamente in ambienti chiusi, bui e abbandonati da tempo (come stalle, baite di campagna o magazzini), poiché il virus è altamente sensibile alla luce solare e ai raggi ultravioletti, che lo distruggono rapidamente.
- Bassa infettività ma alta letalità se non trattato – Bertoglio spiega che l’Hantavirus ha una bassa capacità di infettare (bassa trasmissibilità nella popolazione), ma se si contrae la malattia e non si interviene in tempo, la mortalità può raggiungere il 40%. Tuttavia, applicando tempestivamente i protocolli clinici e i corretti algoritmi di supporto sviluppati negli anni dalle équipe mediche cilene e argentine, la mortalità si riduce drasticamente al 10-15%.
- Sviluppo di test diagnostici locali efficaci ed economici – Il professore menziona il lavoro svolto con un giovane gruppo di biologia molecolare in Cile, con cui ha sviluppato un kit diagnostico specifico per la variante locale del virus (differente da quella asiatica o nord-europea). Questo test permette una diagnosi precoce in prima linea (anche in zone rurali), è estremamente economico (circa 3 euro ad analisi) e facile da usare, senza richiedere macchinari complessi.
- Contrarietà ai vaccini a mRNA per questa patologia – Bertoglio esprime forte scetticismo sull’applicazione della tecnologia a mRNA per l’Hantavirus (facendo riferimento agli annunci commerciali di aziende farmaceutiche come Moderna), definendola una scelta più speculativa che medica. Trattandosi di una famiglia di oltre 50 varianti di virus, l’approccio a mRNA mirato a un singolo antigene risulta teorico e complesso.
- Inutilità di una vaccinazione di massa e soluzioni alternative – Dal punto di vista epidemiologico, non ha alcun senso pratico vaccinare milioni di persone per prevenire poche decine di casi all’anno. Inoltre, i ricercatori cileni (in particolare la dott.ssa Nicole Tischler) hanno già sviluppato con successo un vaccino proteico tradizionale (a “virus vuoto”, non replicante), che si è dimostrato straordinariamente efficace nei test sugli animali, accumulando altissimi livelli di anticorpi neutralizzanti. Questa soluzione (o l’uso di sieri a base di anticorpi) sarebbe ideale per i soggetti realmente a rischio (come i guardiaparco o specifici lavoratori della foresta), ma fatica a procedere nelle fasi cliniche per mancanza di fondi e di interesse commerciale, a dimostrazione di come la ricerca locale e senza scopi di lucro venga ignorata rispetto ai grandi business della borsa.
- Origine ecologica del problema – I focolai o l’aumento dei contatti con i topi sono spesso la conseguenza di forti alterazioni ecologiche provocate dall’uomo, come il disboscamento, gli incendi e lo sviluppo di piantagioni industriali che distruggono l’habitat dei roditori e riducono i loro predatori naturali (come i gufi), spingendo i topi a raggrupparsi e avvicinarsi agli insediamenti umani.
Come apprezzabile dalle argomentazioni portate in trasmissione dal dottor Bertoglio, parlare quotidianamente di Hantavirus significa agire psicologicamente per coltivare il terreno della paura e mantenere alta l’allerta, in modo da risvegliare in un momento utile nuove strategie restrittive derivanti da un virus Hanta o da un qualunque altro patogeno o fatto emergenziale.
Ricordiamoci che coltivare la paura è una strategia pedagogica per creare popoli prevedibili e, dunque, facilmente governabili. Perciò l’allerta da tenere davvero alta è quella nei confronti delle strategie di dominio condotte in tutti i modi possibili.
Se desiderate ascoltare direttamente il dottor Bertoglio, trovate l’intervista al seguente link:
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