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Frantzisca e Sarvadore alle prese con il consenso per fare l’amore

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 5’18” con la voce di Ingrid)

Frantzisca e Sarvadore, un tempo, erano l’incarnazione vivente della passione. La loro casa risuonava di risate, sospiri e, diciamocelo, il fruscio costante delle lenzuola. Dieci volte al giorno, a volte di più, la loro era una sinfonia d’amore ininterrotta. Poi, un giorno, arrivò nella loro vita il Protocollo del Consenso Continuo e Revocabile, non come legge, ma come un’ombra culturale che si insinuava tra le loro membra.

Sarvadore, un uomo all’antica ma innamorato follemente, cercava di capirci qualcosa. Frantzisca, più pragmatica, aveva deciso di affrontare la cosa di petto.

«Caro,» gli disse una sera, «se vogliono il consenso esplicito, glielo daremo. Ma a modo nostro.» E così la loro camera da letto si trasformò in un improbabile ufficio.

Il primo approccio fu con dei bigliettini adesivi. Dei “Sì, voglio!” appuntati sul comodino, sulla fronte di Sarvadore, persino sul gatto. L’approccio, per funzionare, funzionava, ma era caotico.

Poi vennero i moduli prestampati. Frantzisca, con il suo fare organizzato, aveva creato un Contratto d’Amore Quotidiano con caselle da spuntare:

  • consenso per un bacio appassionato (mattina) [ ];
  • consenso per un abbraccio fugace (pranzo) [ ];
  • e così via fino alla voce più importante, ovvero consenso per un atto d’amore completo (sera) [ ].

La routine divenne, però, tragicomica.

Un giorno, mentre l’atmosfera si faceva rovente e i preliminari raggiungevano il culmine, Frantzisca si interruppe.

«Aspetta tesoro, ho dimenticato di farti firmare il Consenso Preliminare per l’Intensificazione Affettiva

Sarvadore, che già vedeva le stelle, sbuffò ma obbedì, prendendo la penna che, ovviamente, in quel momento decise di non scrivere.

«Maledizione!» esclamò, mentre Frantzisca correva in salotto a cercare una biro funzionante, spezzando irrimediabilmente l’incantesimo.

Un’altra volta, erano appena tornati a casa; l’eccitazione palpabile dopo una cena romantica. Sarvadore le sfilava dolcemente il vestito quando Frantzisca lo fermò con un sorriso imbarazzato.

«Il modulo del Consenso Spontaneo Post-Cena è rimasto in macchina. Lo recupero; un attimo.»

E così, mentre lei scendeva di corsa, Sarvadore rimase lì, a “mezz’aria”, a chiedersi se il desiderio potesse davvero aspettare la burocrazia.

La loro stampante divenne la terza incomoda. Spesso si inceppava proprio nel momento cruciale, quando il Consenso per un Nuovo Inizio Emotivo – come lo chiamavano poeticamente – era in procinto di essere stampato. Immaginatevi la scena: Frantzisca, in lingerie, che cerca disperatamente di sbloccare il rullo della stampante, mentre Sarvadore, con un sospiro rassegnato, cerca di mantenere viva la fiamma con sguardi languidi.

«Forse dovremmo passare al digitale», suggerì lui una volta. Ma l’idea di un’app del consenso sembrava ancora più agghiacciante.

Un pomeriggio, mentre stavano per firmare l’ottavo consenso della giornata, Sarvadore si bloccò. «Frantzisca,» disse con un’espressione seria, «non trovi che tutto questo… ci stia rubando qualcosa?»

Frantzisca lo guardò; gli occhi lucidi. «Sì, Sarvadore… La spontaneità. L’incanto. La follia.»

Decisero, allora, di ribellarsi. Non contro il concetto di consenso in sé, che ritenevano importante, ma contro la sua formalizzazione eccessiva, contro l’idea che l’amore dovesse essere ingabbiato in clausole e firme. Iniziarono a comunicare nuovamente con sguardi, con tocchi, con un linguaggio del corpo che era il loro vero, profondo consenso. E così, Frantzisca e Sarvadore tornarono a fare l’amore dieci volte al giorno, a volte di più. Senza moduli, senza penne che non scrivevano e senza stampanti inceppate. Capirono quello che avevano sempre saputo, che il vero consenso non si firma, ma si legge negli occhi dell’altro, si sente nel battito del cuore, si vive nella fiducia reciproca e nella libertà di esprimere il desiderio, senza paure.

Certo, ogni tanto, per gioco, Frantzisca appunta ancora un post-it sul cuscino di Sarvadore con scritto “Sì, anche oggi!“, e Sarvadore risponde con un bacio che è la firma più autentica di tutte.

La loro storia, da tragicomica burocrazia dell’amore, è tornata ad essere una vibrante celebrazione della vita, dell’eros e della libertà di essere semplicemente… loro.

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