🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’13” con la voce di Emma)
Nelle ultime due settimane, il cielo e le terre dell’Isola sono diventati teatro di un’intensificazione delle attivitĂ di addestramento in funzione bellica; in particolare le esercitazioni aeree sono aumentate del 70%! Mentre le diplomazie internazionali si muovono su scacchieri complessi, le conseguenze concrete di questa accelerazione ricadono direttamente sulle spalle (e sul bestiame) degli allevatori sardi. Sì, perchĂ© non si tratta solo di una questione di numeri, ma di modalitĂ : i caccia impegnati in simulazioni NATO sfrecciano a bassissima quota, spesso violando il silenzio notturno e protraendo le manovre fino all’alba.
Il fragore assordante dei jet e le vibrazioni provocate dalle esplosioni nei poligoni stanno generando un forte stress cinetico e acustico negli animali. Gli allevatori segnalano:
- caduta della produzione lattiera, poiché le pecore, che sono animali estremamente sensibili ai rumori improvvisi, riducono drasticamente la produzione di latte a causa dello stress cronico;
- alterazioni del ciclo riproduttivo, infatti si registrano casi di aborti spontanei e difficoltĂ nelle fasi di accoppiamento;
- danni al pascolo, dal momento che l’occupazione di ampie porzioni di territorio e le restrizioni al movimento (aree off-limits) limitano l’accesso a terreni fondamentali per il nutrimento del bestiame proprio in una fase cruciale della stagione.
Nondimeno, oltre ai danni immediati, l’intensificazione riaccende il dibattito sulla contaminazione ambientale. Recenti inchieste hanno ricordato come in passato siano state rinvenute tracce di torio radioattivo e residui di materiali pesanti nelle ossa degli animali morti in prossimitĂ dei poligoni. Gli allevatori oggi non chiedono solo indennizzi, ma una Valutazione di Incidenza Ambientale (cosiddetta V.Inc.A.) che sia rigorosa e che il Ministero della Difesa ha iniziato ad avviare solo di recente sotto la pressione dei ricorsi legali, poichĂ© ad essere messa in gioco è, da una parte, la salute e, dall’altra, il rispetto del lavoro sia agricolo che pastorale.
Dunque, la tensione è comprensibilmente alta: alle porte di Cagliari e nei centri dell’Ogliastra si moltiplicano le manifestazioni contro quella che viene definita una “occupazione militare” che sacrifica l’economia rurale dell’isola sull’altare delle strategie geopolitiche.
Per approfondire:
L’Unione Sarda, “Esercitazioni militari in Sardegna: aumentate del 70% in dieci giorni” (Marzo 2026).
Cagliaripad, “Aumento esercitazioni militari in Sardegna, danni ad agricoltura e allevamento” (18 Marzo 2026).
Sardegnagol, “Sardegna, caccia militari a bassa quota. Gli allevatori accusano la NATO” (18 Marzo 2026).
Il Giornale dell’Ambiente, “Esercitazioni militari illegali da 70 anni in Sardegna” (Aggiornamento Gennaio-Marzo 2026).













