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Se oggi Erich Fromm fosse un attivista in Sardegna contro la speculazione energetica, ecco come potrebbe agire.
Immaginatelo come un filosofo-pastore non più nella sua elegante giacca, ma con un gilet di orbace, pantaloni di fustagno scuri, camicia bianca, sa berrita sul capo e un bastone di lentisco trattenuto da dita nodose. Si aggirerebbe per le campagne, non per pascolare le pecore, ma osservando l’intorno dalle sue lenti leggere e increspando, di quando in quando, le evidenti rughe che gli solcano la fronte pensosa. Si avventurerebbe per tratturi pietrosi per raggiungere contadini e allevatori e parlare con loro.
Con un sorriso sornione, spiegherebbe come le pale eoliche e i pannelli solari, piazzati senza criterio, stiano rubando la terra e il futuro dell’isola.
Poi, entrato in paese, animerebbe i dibattiti in piazza. Davanti a una folla di attivisti, ambientalisti e curiosi, smonterebbe le argomentazioni dei palazzinari dell’energia con la sua dialettica affilata.
Il suo slogan preferito, ripetuto d’incontro in incontro, sarebbe: «Avere o essere? Meglio essere Sardi, non schiavi dell’energia!»
Porterebbe, inoltre, avanti azioni concrete. Ad esempio, in merito alle comunitĂ energetiche, Fromm promuoverebbe la creazione di comunitĂ energetiche locali, dove i cittadini producono e consumano energia rinnovabile in modo sostenibile. E organizzerebbe seminari e workshop per educare i giovani sardi sull’importanza della conservazione dell’ambiente e della lotta contro la speculazione. Infine, parteciperebbe attivamente alle manifestazioni contro i progetti energetici invasivi, portando con sĂ© il suo spirito critico e la sua visione umanistica.
In conclusione, Fromm integrerebbe la filosofia sarda del “rispetto per la terra” con il suo pensiero umanistico, creando un approccio unico e potente per consapevolizzare i Sardi dormienti a contrastare le mire abusanti che i palazzinari del sedicente green vogliono imporre sia a livello ambientale che sociale nell’isola.














