🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’48” con la voce di Emma)
di Kaspar Nu
Ormai lo sappiamo, il nostro rapporto quotidiano con la tecnologia sta generando fenomeni psicologici e sociali assolutamente nuovi. Tra questi ce n’è uno caratterizzato dal fatto che l’individuo percepisce una frammentazione o un annullamento del proprio “io”. Non stiamo parlando solo di una crisi passeggera, ma di una vera e propria erosione dei tratti identitari. La perdita d’identità , in questo caso, si definisce disentità .
Per comprendere meglio il fenomeno, dobbiamo cercare di capire perché ci si smarrisce. La risposta sta in un una combinazione di fattori di natura tecnologica, lavorativa, sentimentale e pressoria:
- l’algoritmo dei social media spinge verso canoni estetici e comportamentali standardizzati e, cercando di adattarvisi per ottenere approvazione, si finisce per soffocare la propria natura;
- quando l’iper-specializzazione lavorativa diventa l’unica etichetta, l’individuo smette di vedersi come persona e si percepisce solo come funzione produttiva;
- un lutto, un licenziamento o la fine di una relazione lunga possono distruggere le fondamenta su cui poggiava l’immagine di sĂ©;
- il bombardamento costante di informazioni impedisce la riflessione interna, necessaria per mantenere solido il senso di sé.
L’insieme di queste condizioni può determinare, lungo un percorso in diverse fasi, lo scollamento dalla propria identità . Scollamento che tende ad aggravarsi con il passare del tempo. Ecco, di seguito le fasi dell’aggravamento divise in quelle a breve termine e quelle a lungo termine.
A breve termine
- Senso di vuoto che si esplica come sensazione di “essere altrove” o di recitare una parte.
- Ansia decisionale, ovvero la difficoltà a compiere scelte, anche banali, perché non si sa più cosa si desidera veramente.
- IrritabilitĂ e apatia come reazioni emotive sconnesse rispetto agli eventi esterni.
A lungo termine
- Depressione e depersonalizzazione che denunciano che il distacco è diventato cronico; il soggetto si osserva “dall’esterno” come un estraneo.
- Somatizzazione poichĂ© lo stress dell’invisibilitĂ interiore si trasforma in disturbi fisici quali: insonnia, problemi digestivi e stanchezza cronica.
- Dipendenze, tipiche di tutte le condizioni di scollamento e caratterizzate dall’uso di sostanze o comportamenti compulsivi – come shopping e gaming – per colmare il vuoto d’identitĂ .
A questo punto, la domanda psicologicamente e socialmente piĂą rilevante di tutte: chi sono i soggetti piĂą a rischio?
Sebbene nessuno sia del tutto immune, alcune categorie mostrano una maggiore vulnerabilità . Tutte queste sono accomunate da una connaturata e preesistente condizione di non centratura su di sé. Dunque, parliamo di:
- adolescenti e giovani adulti – In piena fase di costruzione del sĂ©, questi soggetti sono i piĂą esposti alla pressione del gruppo e dei modelli digitali;
- caregiver e genitori “totali” – Chi vive esclusivamente in funzione degli altri rischia di annullare i propri bisogni e la propria storia personale;
- professionisti in burnout – Chi ha investito tutto nella carriera e si ritrova svuotato dai ritmi aziendali;
- persone in fase di migrazione – Chi deve abbandonare la propria cultura d’origine per integrarsi in una nuova, vivendo un conflitto d’identitĂ tra “chi ero” e “chi devo essere”.
Ma è possibile individuare delle strategie utili per evitare la disentità ?
Senza ombra di dubbio possiamo affermare che, per prevenire la perdita di sĂ©, si dovrebbe – in primis – coltivare la propria interioritĂ :
- limitando l’esposizione ai social per ridurre il confronto costante con vite idealizzate;
- tenere un diario, perché questo aiuta a fissare i propri pensieri e a monitorare la propria evoluzione nel tempo;
- dedicarsi a hobby che non abbiano scopo di lucro o produttivitĂ , ma puro piacere personale;
- imparare a dire NO per proteggere il proprio spazio psicologico dalle richieste altrui;
- praticare la mindfullness per riconnettersi con le sensazioni corporee e i bisogni primari.
Da questo breve elenco di strategie, appare molto evidente che la disentità è il male invisibile di un’epoca che ci vuole performanti e uniformi. Riconoscersi non è un atto egoistico, ma la base necessaria per poter stare bene con gli altri. Perciò proteggere la propria unicità è, oggi piĂą che mai, un atto di resistenza psicologica.
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